Parentificazione: quando i bambini accudiscono i genitori

bambino accudisce genitore

C'è una frase che molti adulti in terapia pronunciano quasi sottovoce, come se confessassero qualcosa di cui vergognarsi: "Da piccolo ero io a consolare mia madre". Oppure: "Non potevo permettermi di stare male, perché c'era sempre qualcosa di più importante a cui pensare in famiglia." Storie diverse, ma con un filo comune: bambini che hanno imparato a occuparsi degli altri prima di occuparsi di sé. Bambini che hanno cresciuto i propri genitori, almeno emotivamente. Bambini che, diventati adulti, continuano a farlo — solo che adesso lo fanno con i loro partner.

Cos'è la parentificazione (o genitoralizzazione) e perché è importante capirla

Il termine parentificazione descrive un processo ben preciso: un bambino, generalmente tra i 6 e i 14 anni, assume ruoli e responsabilità che appartengono agli adulti, invertendo la direzione naturale della cura all'interno della famiglia. 

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Stili di attaccamento e capacità di prendersi cura del/la partner

attaccamento partner

In ogni relazione intima esiste un momento in cui uno dei due partner ha bisogno di supporto: una notizia difficile, una giornata pesante, un'ansia che non si riesce a scrollarsi di dosso. In quei momenti, la risposta dell'altro — o la sua assenza — può fare una differenza enorme. Ma cosa determina la capacità di una persona di prendersi cura del proprio partner in modo efficace? La risposta, secondo la ricerca psicologica, affonda le radici nella storia di ogni individuo e nel modo in cui, fin dall'infanzia, ha imparato a relazionarsi con gli altri.

La teoria dell'attaccamento, sviluppata dallo psicoanalista britannico John Bowlby e successivamente ampliata da ricercatori come Ainsworth, Hazan e Shaver, sostiene che ogni essere umano nasce con un bisogno fondamentale di sicurezza e protezione. Da bambini, questa necessità ci spinge a cercare vicinanza con i nostri caregiver primari, di solito i genitori. Se questi ultimi rispondono in modo sensibile e affidabile, si sviluppa un attaccamento sicuro. In caso contrario, emergono forme di attaccamento insicuro.

Nell'età adulta, i pattern insicuri si traducono in due dimensioni fondamentali: l'ansia da abbandono — la paura di non essere amati o di essere rifiutati — e l'evitamento dell'intimità — il disagio nel dipendere dagli altri o nell'aprirsi emotivamente. Questi elementi possono combinarsi tra loro in vari modi, dando origine a diversi profili di attaccamento adulto.

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"Non valgo nulla!": la trappola dell'Inadeguatezza

 inadeguatezza

"Io vivevo comunque e sempre nella vergogna, provavo vergogna se mi attenevo ai tuoi ordini, dato che valevano solo per me; provavo vergogna se mi mostravo recalcitrante, perchè lo ero nei tuoi confronti, oppure non ero in grado di adeguarmi perchè non avevo ne' la tua forza, ne' il tuo appetito, ne' la tua agilità, cose che tu pretendevi da me considerandole ovvie; e questa era la vergogna più bruciante" Franz Kafka, Lettera al padre.

La trappola dell’inadeguatezza prende origine da una sensazione infantile o adolescenziale di indegnità, intesa come non essere degni di amore, attenzione, considerazione, rispetto da parte di altri. Le persone che vivono con questa trappola si sentono senza valore, sbagliate, difettose a tal punto da non poter essere amati e accettati da nessuno che li conosca nel profondo.

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Come riconoscere e superare la Dipendenza Affettiva.

dipendenza affettiva

Un bisogno d’amore “sano” è insito in ogni essere umano sin dalla nascita. Non esistono, infatti, indipendenza e autonomia allo stato puro, cioè svincolate dai legami: tutti siamo inseriti in una trama di relazioni senza le quali non potremmo esistere.

Ognuno di noi è dipendente in qualche misura degli altri, tutti noi abbiamo bisogno di approvazione, empatia, di conferme ed ammirazione per sostenerci e per regolare la nostra autostima. La vera indipendenza non è né possibile, né auspicabile.

Ricordiamo che Maslow, nella sua piramide dei bisogni dell’uomo, dopo le necessità primarie fisiologiche e di ricerca di sicurezza, metteva i bisogni di affetto, appartenenza e stima. Tali bisogni possono venire soddisfatti soltanto da altre persone.

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"Se mi stimi, mi stimo anch'io": lo schema della ricerca di approvazione e riconoscimento.

Le persone che presentano lo schema della ricerca di approvazione e riconoscimento tendono ad attribuire un’importanza eccessiva all’approvazione e/o al riconoscimento da parte degli altri, finendo per trascurare i propri bisogni, le proprie esigenze più intime e le proprie inclinazioni naturali.

Queste persone tendono a concentrarsi maggiormente sulle reazioni altrui, piuttosto che sulle proprie sensazioni interne.

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"Non mi fido di te": perché non ci fidiamo e come tornare a vivere serenamente le relazioni

sfiducia nell'altro

La trappola della Sfiducia è una delle più potenti, in quanto legata a profonde ferite (vissute spesso in età precoce). Come è possibile intuire, le persone sviluppano sfiducia verso gli altri e verso il mondo a seguito di uno o più episodi di derisione, tradimento, umiliazione, manipolazione o abuso (fisico, psicologico e/o sessuale).

Più gli episodi si sono verificati in età infantile e coinvolgevano figure significative (genitori, parenti stretti, tate..) più difficile sarà stato “fare i conti” con tali eventi, gestire la propria emotività, rielaborare quanto accaduto; e tanto più arduo potrebbe essere il divenire consapevoli della presenza di questa trappola.

L’esperienza di questi eventi è una complessa combinazione di emozioni: paura, tristezza, rabbia, dolore, colpa, vergogna. Queste emozioni alcune volte sembrano voler esplodere, mentre altre volte rendono “distaccati” dalla realtà, come ci si trovasse estraniati dal mondo e dagli altri.

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"Vietato lasciarsi andare!": cos'è l'inibizione emotiva

inibizione emotivaLe persone emotivamente inibite appaiono bloccate nel parlare, nel mostrare e nel vivere le proprie emozioni, specialmente quelle più intense e impulsive. Dal punto di vista affettivo si presentano spente, inespressive, poco spontanee e fortemente controllate — al punto che in alcuni casi sviluppano tratti di personalità ossessivo-compulsivi. Impostano la loro vita sulla razionalità, sulle abitudini e sulle regole, piuttosto che sul soddisfacimento dei propri bisogni emotivi.

In questo articolo vedremo cos'è l'inibizione emotiva nella prospettiva della Schema Therapy, come riconoscerla, da dove nasce e soprattutto come uscirne.

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"Hai sbagliato, adesso paghi!": la trappola della Punizione.

Le persone intrappolate nello schema della Punizione si presentano come estremamente intransigenti, intolleranti e moraliste: quando uno sbaglia, compreso (soprattutto) se stesso, deve pagare per l’errore commesso.

La possibilità di perdono non è ammessa, non ci sono giustificazioni di alcun tipo che possano attenuare lo sbaglio commesso. Le persone che cadono in questa trappola appaiono poco empatiche, comprensive e  disponibili, sia verso gli altri che verso loro stesse.

Spesso è il tono di voce che fa comprendere quanta accusa e rimprovero ci sia in loro, quando parlano di un errore commesso da essi stessi o da altri. Un tono che fa intendere che la punizione sarà severa e spietata… un po’ come la Regina di Alice che minaccia anche il minimo sgarro con ”Tagliategli la testa!”

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Dott.ssa Chiara Francesconi

chiarafrancesconi.psico@gmail.com

 

Mondavio - Fano - Pesaro Urbino

Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Attaccamento, Compassion, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Paul Gilbert, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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