Dott.ssa Chiara Francesconi

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"Hai sbagliato, adesso paghi!": la trappola della Punizione.

Le persone intrappolate nello schema della Punizione si presentano come estremamente intransigenti, intolleranti e moraliste: quando uno sbaglia, compreso (soprattutto) se stesso, deve pagare per l’errore commesso.

La possibilità di perdono non è ammessa, non ci sono giustificazioni di alcun tipo che possano attenuare lo sbaglio commesso. Le persone che cadono in questa trappola appaiono poco empatiche, comprensive e  disponibili, sia verso gli altri che verso loro stesse.

Spesso è il tono di voce che fa comprendere quanta accusa e rimprovero ci sia in loro, quando parlano di un errore commesso da essi stessi o da altri. Un tono che fa intendere che la punizione sarà severa e spietata… un po’ come la Regina di Alice che minaccia anche il minimo sgarro con ”Tagliategli la testa!”

 

  • Da che cosa origina?

La maggior parte delle persone che presentano questo schema sembra aver passato un’infanzia (o vissuto particolari momenti) in cui si è sentita “cattiva” o “inadeguata”. Ripetutamente punite e rimproverate per i propri errori e le proprie mancanze, queste persone non sono passate per il perdono, non sono state scusate per la loro sbadatezza o distrazione momentanea, non sono state ascoltate e comprese per le loro “marachelle”. 

Hanno quindi interiorizzato le grida e i richiami di genitori o altre figure significative. Finiscono per ritenersi inette e cattive, degne di essere punite. Oppure possono arrivare, più in generale, a ritenere imperdonabile qualsiasi errore, chiunque sia a commetterlo ed in qualsiasi circostanza esso capiti.

La mancanza di perdono e concessione di attenuanti verso gli altri si può manifestare con atteggiamenti ostili e ritiro del saluto (nelle situazioni sociali) ma può arrivare alla ri-attuazione dello stesso trattamento avuto come figlio, quando si parla di persone adulte, genitori, intransigenti verso i figli.

La punizione verso se stessi può andare dal non concedersi una piacevole distrazione (come dire “non hai fatto il tuo dovere, quindi non puoi avere il piacere”), al rifiuto di nutrirsi, fino ad altri comportamenti autolesionisti (tagli, schiaffi, ecc..). 

  • Come uscirne?

In un percorso psicologico basato sulla Schema Therapy, appare necessario ridare alla persona la giusta flessibilità nel considerare le norme e le regole, nonché renderla maggiormente consapevole delle intenzioni (proprie ed altrui) che guidano i comportamenti e che possono generare errori non voluti.

Sviluppare una maggior empatia, apertura e disponibilità all’ascolto favorirà certamente anche i rapporti sociali, familiari e lavorativi.

 

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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