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La trappola della Deprivazione Emotiva.

Senti di non ricevere abbastanza affetto dagli altri? Ti ritrovi ad allacciare rapporti con partner freddi e distanti? Ti senti spesso solo e senza punti di riferimento? Oggi parliamo dello schema della Deprivazione Emotiva.

In cosa consiste la deprivazione emotiva? Le persone che presentano questo schema hanno la costante sensazione che ai loro rapporti e alla loro vita manchi sempre qualcosa, che gli altri non esprimano abbastanza affetto, calore, attenzione o emozioni profonde nei loro confronti. Sentono di non poter contare su qualcuno che possa dar loro forza e guidarli. Alcuni si sentono incompresi e soli al mondo. Altri privi di amore, invisibili e vuoti.

 

In particolare si può sperimentare un senso di deprivazione emotiva sotto tre aspetti, che possono essere presenti contemporaneamente o singolarmente: 

  1. la carenza di cure. In questo caso la persona sente di non avere nessuno che la sostenga e che provi  interesse profondo nei suoi confronti o gli comunichi concretamente affetto attraverso un contatto fisico o un abbraccio;
  2. la carenza di empatia. Qui la persona sperimenta la sensazione che nessuno l’ascolti veramente o cerchi di comprendere a fondo la sua personalità e i suoi sentimenti;
  3. la carenza di protezione. Questa condizione fa insorgere nella persona  la sensazione che nessuno la protegga e gli faccia da guida.

Le origini di questo schema possono essere svariate, anche se nella maggior parte dei casi si rintracciano episodi infantili di abbandono, scarsa espressione di affettuosità da parte di genitori o persone care, poca presenza genitoriale, poca empatia, ascolto e attenzioni emotive nei confronti del bambino. In alcuni casi si possono aver avuto familiari deboli, malati o inaffidabili a cui sono state dedicate maggiori attenzioni, o genitori a cui il bambino stesso ha dovuto “badare” o che non erano in grado di fargli da guida.

Come conseguenza di tale sensazione di privazione e isolamento emotivo, le persone mettono in atto alcuni comportamenti tipici:

Da una parte troviamo persone che sono portate a nascondere agli altri (e stiamo parlando anche delle persone a loro care, familiari, partner..) i propri bisogni emotivi, a non esprimere il desiderio di essere maggiormente abbracciate, consolate e protette, poiché portate a pensare che comunque non lo otterranno (o che non è corretto esprimere se stessi). Si costruiscono quindi una corazza, per dimostrare la loro forza e indipendenza emotiva.

Conseguenza: queste persone possono arrivare a darsi totalmente agli altri, senza ricevere nulla in cambio (la schema deprivazione emotiva è strettamente correlato a quello di autosacrificio, vedi La trappola dell'Autosacrificio.), oppure circondarsi di amici e partner che non vogliono, o non possono, coinvolgersi pienamente in un rapporto. Quindi instaurano relazioni con persone fredde, distaccate, poco disponibili (magari perchè già impegnate in altri rapporti), concentrate su se stesse, o con persone in stato di difficoltà, che in ogni caso non potrebbero soddisfare i bisogni emotivi di cui necessitano.

Ciò non fa altro che rinforzare la sensazione di vuoto, solitudine e privazione affettiva, in una spirale in continua ascesa: “Poiché la persona pensa di non poter ricevere ciò di cui ha bisogno, non lo chiede e, in questo modo, si preclude la possibilità di ottenerlo”.

Ma non tutti reagiscono allo stesso modo a questa sofferenza, c’è chi invece di ritirarsi, diventa eccessivamente esigente (nei confronti di familiari, amici, partner ecc..) e ad arrabbiarsi quando non ottiene l’attenzione e il supporto di cui ha bisogno. Oppure c’è chi richiede costantemente aiuto e supporto, in maniera così continua ed intensa da apparire “appiccicoso” o fragile.

Anche per questo comportamento ci sono conseguenze avverse: il voler essere sempre al primo posto per tutti senza considerare i bisogni altrui, diventa fonte di conflitti interpersonali. Gli altri possono allontanarsi, e la persona si ritrova ancora una volta senza supporto e ancora più sola. 

 

Come uscirne?

Attraverso un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale (basato sulla Schema Therapy), la persona sarà aiutata a:

  • Prendere consapevolezza dei suoi bisogni emotivi;
  • Apprendere modalità adeguate per esprimerli;
  • Conoscere (e saper identificare nelle proprie relazioni) gli elementi fondamentali che reggono rapporti sani e soddisfacenti;
  • Riconoscere i campanelli di allarme, che possono portare alle ricadute.

 

E' disponibile online il questionario gratuito che rileva gli Schemi e i bisogni emotivi: per compilarlo clicca qui :"Quali sono le tue trappole?"

 

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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