Dott.ssa Chiara Francesconi

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I fattori psicologici implicati nel dolore cronico

psicoterapia per dolore cronicoIl dolore viene rappresentato come una complessa esperienza percettiva influenzata da un’ampia gamma di fattori psicosociali che includono emozioni, contesto sociale ed ambientale, background culturale, fattori biologici e il significato soggettivo del dolore che si associa a pensieri, atteggiamenti ed aspettative personali. 

Il dolore cronico, che persiste per mesi e/o anni, influenza tutti gli aspetti del funzionamento dell’individuo: emotivo, interpersonale, motivazionale e fisico. Di conseguenza, il trattamento dei pazienti con dolore cronico richiede un’attenzione che va oltre la base organica, ma arriva a considerare i vari fattori che possono modulare la nocicezione e  moderare l’esperienza di dolore.

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La mindfulness come strumento per gestire ansia, stress, fame nervosa e migliorare il benessere e la qualità di vita.

Se fai caso a dov’è la tua mente durante la maggior parte del giorno e delle attività quotidiane, potrai notare che essa vaga tra il passato e il futuro, tra ricordi e progetti, tra rimpianti e ansie. Passiamo molto del nostro tempo lontani dal momento presente, da ciò che sta accadendo attorno a noi. Distanti dalle parole dette da chi ci è accanto, distanti dal percepire suoni, odori, sapori di ciò che c’è nell’ambiente circostante, da ciò che mangiamo, da ciò che abbiamo tra le mani. Lontani dal vedere chiaramente chi abbiamo di fronte, i suoi lineamenti, i tratti particolari, l’espressività… 

Seguire il fiume in piena dei nostri pensieri è una delle vie più dirette verso l’infelicità.

Reagire alle nostre emozioni e ai nostri impulsi, farsi trascinare dalla negatività degli scenari mentali che ci siamo costruiti, che abbiamo immaginato… ostinarsi a pensare a cosa trascorse che non potranno essere mai più cambiate, non accettare di lasciar andare. Vivere nella costante speranza che arrivi un momento migliore, il momento opportuno, il momento adatto. 

Tutto questo ha come unico effetto quello di farci perdere il presente. Attimi importanti, eventi, particolari che non torneranno più e a cui non abbiamo prestato sufficiente attenzione. 

La felicità sta lì e noi non ce ne curiamo. 

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Gli elementi chiave della psicoterapia cognitivo comportamentale.

1) Non sono gli eventi in sé a determinare le nostre emozioni, ma i significati che noi associamo a tali eventi.

Uno stesso evento può provocare in persone diverse reazioni emotive differenti, poiché ognuno vive l’evento in maniera soggettiva.

  Mario viene licenziato e si deprime poiché pensa di non avere capacità sufficienti.   Luigi viene licenziato e si arrabbia poiché pensa che il capoufficio non ha riconosciuto i suoi talenti.

L’impatto di circostanze negative può essere amplificato da pensieri e convinzioni che non aiutano nella risoluzione della problematica, ma che anzi interferiscono ulteriormente. La terapia cognitiva aiuta le persone a sviluppare punti di vista alternativi, per poter fronteggiare meglio le difficoltà di vita.

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La meditazione consapevole: la pratica della Mindfulness.

Quando si parla di meditazione solitamente si finisce per avere due immagini: da una parte quella associata al rilassamento profondo, al distacco dalla realtà, alla sensazione di mente vuota e leggera. Dall’altra, l’immagine di una riflessione su un qualcosa, il tipico “sto meditando sul da farsi”, che racchiude la presa in considerazione di vari aspetti di una situazione, pensieri sul pro e contro, sulle possibili conseguenze, ecc..

La meditazione consapevole, o pratica della Mindfulness non corrisponde a nessuna delle due visioni. Il termine mindfulness può essere tradotto in “attenzione consapevole, accettante e non giudicante”.

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Psicologia del Benessere

La psicologia del benessere si differenzia dalla psicologia clinica in quanto non si rivolge alla patologia o a periodi di crisi acuta, quanto piuttosto al miglioramento della condizione psico-fisica di persone senza particolari difficoltà.

Gli scopi principali a cui mira la psicologia del benessere sono quelli di aumentare la conoscenza di sé e del proprio corpo, migliorare la gestione della vita quotidiana e il modo di affrontare i ritmi lavorativi, familiari e/o scolastici logoranti, acquisire tecniche di rilassamento e capacità di distendersi e rilassarsi.

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Il percorso verso il cambiamento

"Cambiare o non cambiare questo è il problema!”

È questo l’interrogativo che più spesso ci attanaglia l’esistenza. Restare come siamo, nella situazione attuale, con i pro e i contro del momento, o cambiare, apportare delle modifiche, tentare qualcosa di diverso? E se poi è peggio? E se non ci si riesce? E se non era il momento buono?... e spesso si finisce per scegliere di mantenere la condizione attuale, o al massimo si conclude con un classico : “inizierò domani/il prossimo mese/dopo le prossime feste”.

Il cambiamento può riguardare qualsiasi cosa dallo smettere di fumare, all’iniziare un’attività fisica, a prendere contatti con un medico, a modificare un comportamento o un atteggiamento e tanto altro ancora. 

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La psicoterapia cognitiva

La psicoterapia cognitiva (e cognitivo-comportamentale) si sviluppa attorno agli anni ’60, dalle intuizioni di due terapeuti: Aaron Beck e Albert Ellis.

In questa prospettiva terapeutica l’enfasi viene attribuita alla relazione esistente tra pensieri, emozioni e comportamenti.

Questi tre processi si rapportano tra di loro in vari sensi, e non per un’unica via di causa-effetto.

I pensieri possono condizionare il comportamento e la valutazione affettiva (penso di non piacere alle persone, evito di frequentare gente, mi deprimo della mia solitudine); tuttavia le emozioni stesse possono attivare degli scopi (o pensieri) e quindi agire da motivatori di un’azione (vedi il caso in cui la paura attiva la percezione di minaccia e quindi la fuga); inoltre le emozioni influenzano i processi di ragionamento quali attenzione, memoria e recupero di informazioni (il cosiddetto Mood Congruity Effect, per cui se sto sperimentando ansia sarò maggiormente attento agli stimoli minacciosi e ciò mi porterà ad interpretare la situazione in maniera ancora più pericolosa). 

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Mente e corpo: alla scoperta della Psicosomatica

 Negli ultimi 50 anni si è andata sempre più diffondendo l’idea che il benessere fisico abbia una certa influenza sui sentimenti e sulle emozioni e viceversa che queste ultime abbiano una ripercussione sul corpo. Lo stesso dicesi nel caso di malessere fisico e disagio psicologico, che vanno spesso a rincorrersi.

Il cambiamento nella visione della malattia, non ritenuta più conseguenza lineare scatenata da una precisa causa, quanto piuttosto il prodotto di molteplici fattori di diversa entità ed origine, ha portato alla nascita della medicina psicosomatica, una cornice interdisciplinare che permette una valutazione olistica e complessiva delle sintomatologie e dei disturbi. In quest’ottica si aderisce ad una concezione circolare del processo di causalità, per cui vari elementi concorrono e si influenzano a vicenda nella comparsa di un disturbo, senza che nessuno assuma le caratteristiche di causa o effetto.  

Il bisogno di prendere in considerazione il funzionamento quotidiano, la gestione dei ruoli sociali, le capacità intellettive, la stabilità emotiva ed il benessere soggettivo, diventa così una parte fondamentale nella valutazione del paziente.

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Dott.ssa Chiara Francesconi

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

Isc. Albo Psicologi Regione Marche, n°2234/sez.A P.iva 02495380418

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