La trappola del confronto: perché sui social il tuo cervello non riesce a smettere di fare paragoni

doomscrollingApri Instagram per distrarti cinque minuti. Scorri un paio di storie. Un'amica in vacanza a Bali. Un ex compagno di università che ha appena aperto la sua azienda. Una ragazza della tua età con un fisico perfetto, una casa bellissima, un sorriso che sembra dire "la mia vita è esattamente come la volevo". Chiudi l'app. Sono passati quaranta minuti e ti senti peggio di prima.

Se ti è successo, sappi una cosa: non è colpa tua. Quello che hai appena sperimentato non è debolezza, non è invidia e non è immaturità. È il tuo cervello che fa esattamente ciò per cui è programmato da centinaia di migliaia di anni — solo che lo fa in un ambiente per il quale non è stato progettato.

In questo articolo ti spiego cosa succede nella tua mente quando scrolli i social, perché non riesci a smettere anche se sai che ti fa male, e cosa puoi fare per uscire dal meccanismo dell'ansia da social media.

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Brain Rot: il problema non è la tecnologia, ma il modo in cui la usiamo

scrollare social

Immaginate di aprire lo smartphone per controllare un messaggio e ritrovarvi, quaranta minuti dopo, a scorrere video su video senza ricordare come ci siete arrivati. Oppure di sedervi per leggere un articolo interessante e scoprire che dopo pochi paragrafi la mente comincia già a vagare, cercando istintivamente qualcosa di più breve, più rapido, più immediato. Se vi siete riconosciuti in almeno una di queste situazioni, non siete soli — e no, non è necessariamente un segno che "la tecnologia vi sta distruggendo il cervello".

Il fenomeno del brain Rot — letteralmente "marciume cerebrale" — è stato eletto Parola dell'Anno 2024 dall'Oxford University Press, ed è diventato uno dei termini più discussi nell'ambito della salute mentale digitale. 

Partiamo da un punto fermo, spesso dimenticato nel dibattito pubblico: la tecnologia digitale ha trasformato la vita umana in meglio in innumerevoli modi. Internet ha democratizzato l'accesso alla conoscenza, abbattuto barriere geografiche e culturali, permesso a persone isolate di trovare comunità e supporto, rivoluzionato la medicina, l'istruzione, la comunicazione. I social media, per quanto spesso criticati, hanno dato voce a chi non ne aveva, hanno alimentato movimenti sociali, hanno permesso a famiglie divise da oceani di restare vicine.

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7 consigli per (soprav)vivere in quarantena da coronavirus e mantenere la salute psico-fisica.

Il periodo di restrizione e limitazione della libertà personale dovuto al Coronavirus (covid-19) sta mettendo a dura prova la maggior parte delle famiglie e degli individui. Restare a casa è un imperativo, per proteggere sé stessi e gli altri. Lo si fa mossi da responsabilità e coscienza ma anche per paura e timore. Le imposizioni comportano sempre a livello psicologico una sorta di “ribellione” ma dobbiamo provare a vivere questo momento difficile concentrando le nostre energie e i nostri pensieri verso azioni e comportamenti utili a mantenerci in forma e in salute, sotto ogni punto di vista.

Vediamo quali sono alcuni aspetti da non sottovalutare e i consigli da seguire per riuscire a tenere sotto controllo l'ansia, i timori e la qualità di vita.

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Come guarire dall’ipercontrollo e superare l’inibizione e la rigidità con la RO DBT

La Radically open dialectical behavior therapy (RO DBT) è un trattamento cognitivo comportamentale mirato a disturbi psicologici caratterizzati da eccessivo controllo e inibizione comportamentale ed emotiva (Ipercontrollo). È quindi rivolto a problemi di anoressia nervosa, personalità ossessivo compulsive, stati d’ansia e depressioni croniche.

L'autocontrollo - la capacità di inibire impulsi e desideri e di ritardare la gratificazione per perseguire obiettivi a lungo termine - è spesso equiparata al successo e alla felicità. In effetti, i fallimenti nell'autocontrollo caratterizzano molti dei problemi personali e sociali che affliggono la civiltà moderna: come l'abuso di sostanze, le attività criminali, la violenza domestica, le difficoltà finanziarie, il fumo e l’obesità. E un gran numero di ricerche scientifiche si focalizzano sulla comprensione, la prevenzione e il trattamento dei deficit nell'autocontrollo.

Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che anche un eccesso di autocontrollo può essere problematico. L’eccessivo autocontrollo si associa all'isolamento sociale, a uno scarso funzionamento interpersonale, e a gravi problemi di salute mentale di difficile trattamento, come ad esempio anoressia nervosa, depressione cronica e disturbo ossessivo-compulsivo della personalità.

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"Sei permaloso?" - Forse sei solo sensibile!

essere permalosiQuante volte ci siamo sentiti dire: "Sei troppo sensibile", "La prendi sempre sul personale", "Non ti si può mai dire niente"?

L'etichetta di permaloso viene distribuita spesso e volentieri — e quasi sempre da chi ha appena detto qualcosa che ha fatto male. Eppure quella parola pesa, perché contiene un giudizio: che la nostra reazione sia eccessiva, sproporzionata, sbagliata.

Ma è davvero così? O forse c'è qualcosa di più sottile da capire?

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Le 10 cause di bassa autostima e come aumentare la stima di sé.

  Le cause della bassa autostima non sono ancora totalmente note e spesso si tratta di un insieme di fattori genetici e ambientali. E’ comunque possibile tracciare e riconoscere le origini più comuni della scarsa stima di sé.

  

  1. La genetica. Gli studi riportano percentuali di ereditabilità dell’autostima che si attestano attorno al 45% per maschi e attorno al 30% nelle ragazze (in età adolescenziale). Sembra quindi che la base biologica incida più nello sviluppo dell’autostima dei maschi, mentre le ragazze siano soggette a maggiori influenze ambientali.
  2. Essere trascurati/abbandonati. L’idea che abbiamo del nostro valore può essere influenzata da come siamo stati trattati nella nostra infanzia e adolescenza. Se un bambino viene trascurato o abbandonato ha maggiori probabilità di sviluppare un’idea di sé come individuo non amabile e indegno di amore, affetto e stima.

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La forza dell’abitudine: buone e cattive abitudini.

Ti consideri un abitudinario? O preferisci le novità e l’avventura? Ti piace restare nella tua zona di comfort o ami sperimentare e mettere alla prova te stesso e le tue capacità?

Che tu propenda per un versante o per l’altro, sappi che (come al solito!) la serenità si trova al centro. 

Si potrebbe dire che l’essere umano ‘tende’ alle abitudini e allo stesso tempo ‘ha bisogno’ di abitudini. 

Si pensi ai bisogni fisiologici dell’essere umano. Abbiamo bisogno di mangiare ogni 3 o 4 ore, di dormire 6/8 ore per notte, di mantenere una temperatura corporea pressoché costante. Questi ritmi cadenzati e quotidiani rappresentano le abitudini basilari dell’uomo e le trasgressioni a tali cicli hanno conseguenze più o meno nocive sulla salute (dall’irritabilità, all’oscillazione del peso a yo-yo, dalla stanchezza cronica a disturbi intestinali e così via).

Potremmo dire che al nostro corpo piacciano le routine, che il nostro organismo apprezzi le abitudini. Le abitudini rappresentano dei circoli virtuosi e benefici per il nostro corpo, che grazie al rispetto di tali ritmi si mantiene sano, attivo e performante.

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Condividere e sfogarsi per riequilibrare emozioni positive e negative.

PAROLA D’ORDINE: CONDIVIDERE!

Qual è la prima cosa che fate quando vi succede una cosa brutta? E quando ricevete una bella notizia? 

Siete di quelli che corrono subito a citofonare, telefonare, smessaggiare, twittare ad amici, familiari e conoscenti o vi tenete tutto dentro? 

Gli studi dimostrano che la condivisione è la scelta migliore. In entrambi i casi (di notizie belle e brutte). 

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Dott.ssa Chiara Francesconi

chiarafrancesconi.psico@gmail.com

 

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Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Paul Gilbert, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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