Dott.ssa Chiara Francesconi

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Troppe regole, poca saggezza e poca soddisfazione: perché ricorrere alla mindful eating per migliorare il rapporto con il cibo

Quando si tratta di scegliere cosa mangiare per migliorare o mantenere il proprio stato di salute, ognuno ha qualcosa di diverso da dire. Ovunque troviamo informazioni sul “miglior” alimento, modalità, orario o regola alimentare. 

Questi consigli alimentari propongono messaggi “estremi”, assoluti, in “bianco o nero”, su ciò che è buono e ciò che è cattivo. Tendono inoltre a porre etichette ai cibi e agli individui (vegetariani, onnivori, organico, biologico, senza zucchero e così via). E poi presentano delle dicotomie (delle contrapposizioni): meglio seguire la dieta o mangiare seguendo l’intuizione, meglio la dieta innovativa o quella preistorica, meglio mangiare con consapevolezza o senza! 

Questi messaggi non solo confondo, ma possono anche eliminare il piacere e la semplicità derivanti dal fare ciò che di norma è un’attività semplice, nutriente e quotidiana: il mangiare per nutrire i nostri corpi.

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Regole alimentari, dieta e mindful eating: come perdere peso tornando ad ascoltare il corpo.

Il concetto di flessibilità è il punto chiave della mindful eating. Imparare ad affidarsi alle propria saggezza interiore, tuttavia, può essere complesso per coloro che non sono a proprio agio e non hanno fiducia del proprio corpo. Tra questi rientrano le persone “cronicamente a dieta”, le quali si sentono più propense a seguire chiare regole sul “cosa e quando” mangiare. 

Esiste un solo modo corretto di mangiare: quello consapevole.

Per insegnare in maniera efficace tale pratica alimentare, occorre affrontare l’equivoco, educando le persone su come le rigide regole alimentari aumentino il rischio di abbuffate e insoddisfazione corporea. 

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Obesità, sovrappeso, controllo del peso e restrizioni alimentari: perché falliscono le diete?

sovrappeso, dieta e psicologia L’ambiente “obesogeno” occidentale si caratterizza per l’abbondanza di cibo non salutare. Tale ambiente ha comportato la crescita del numero di persone che tentano di controllare il loro peso corporeo. Uno studio americano ha riportato che oltre il 70% degli adulti negli Stati Uniti rivelava di aver contato le calorie, ridotto la quantità di introito giornaliero o dei grassi o aumentato i livelli di attività fisica almeno una volta negli ultimi 4 anni. 

Le persone che tentano di controllare il loro peso, con una certa frequenza o regolarità, limitando l’apporto calorico, vengono definite “persone cronicamente a dieta” o “mangiatori restrittivi”.

Sfortunatamente, questi soggetti spesso falliscono nel loro obiettivo: il comportamento alimentare dei mangiatori restrittivi è caratterizzato da periodi di restrizione, che spesso determinano delle ricadute e periodi di abbuffate. I ricercatori hanno rilevato che in realtà le persone che tentano ripetutamente di mettersi a dieta, consumano in media la stessa quantità di calorie di chi non restringe l’alimentazione. 

Nel corso degli anni sono state proposte molte spiegazioni per i problemi di regolazione alimentare. Ad esempio, si è pensato che i mangiatori restrittivi siano più vulnerabili all’apparenza edonistica ed invitante dei cibi poco salutari e quindi sperimentino un maggior desiderio di tali alimenti. 

Gli studiosi hanno cercato di capire soprattutto in quale punto del processo di gestione del desiderio di cibo avvenga il fallimento. 

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Mindful eating per patologie croniche. Diabete, celiachia, colite, ipertensione, sindrome dell'ovaio policistico: : il ruolo dell'alimentazione consapevole

Esistono varie patologie mediche che richiedono un'adeguata alimentazione per consentire un miglior controllo dei sintomi e delle conseguenze negative per la salute. 

Le condizioni croniche più soggette a controllo nutrizionale sono:

  • Sindrome del colon irritabile
  • Diabete di tipo 2
  • Ipertensione
  • Sindrome dell’ovaio policistico
  • Allergie e intolleranze alimentari
  • Celiachia
  • Sindrome del colon irritabile (colite)

Gli interventi tradizionali prevedono:

  • Prescrizione del limite calorico giornaliero per incoraggiare la perdita di peso o il mantenimento del peso attuale
  • Prescrizioni nutrizionali sull’apporto di alcuni elementi: carboidrati, grassi, sodio,fibre ecc..
  • Prescrizioni sul numero di pasti e porzioni per ciascun gruppo alimentare
  • Diete speciali, come quella ketogenetica o iperproteica

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Sovrappeso, alimentazione squilibrata e disturbi alimentari: quale dieta e quale approccio seguire?

 Scenari comuni: 

  • desiderio di perdere peso
  • storia di varie diete più o meno fallimentari
  • sensazione di essere dipendenti dal cibo
  • alimentazione incontrollata (binge eating disorder)

 Caratterizzati da: 

  • cicli restrizione-abbuffata
  • pensieri (e reazioni) dicotomiche, in "bianco o nero"
  • sensazione di insicurezza verso l’alimentazione
  • mancanza di fiducia in se stessi e nel proprio corpo nel prendere decisioni alimentari

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MIO FIGLIO NON MANGIA LA FRUTTA E/O LA VERDURA. COSA FARE?

 L’apporto di frutta e verdura nei giovani è piuttosto basso nonostante le raccomandazioni alimentari che incoraggiano a un consumo maggiore di tali alimenti. Soltanto il 20% dei bambini in età prescolare consuma le 5 porzioni quotidiane raccomandate. 

L’accessibilità e l’esposizione a frutta e verdura sono fattori determinati nello sviluppare preferenza alimentare per tali alimenti. I genitori influenzano le scelte e gli schemi alimentari dei figli attraverso i cibi che vengono portati a tavola, tramite il tipo di pratiche alimentari utilizzate e tramite l’esempio comportamentale fornito.

I genitori che fanno pressione sui figli, e che si basano sulla regola del “mangia ciò che ti dico”, spesso li persuadono a consumare certi alimenti a fronte di una ricompensa, come il poter uscire fuori a giocare. Questa strategia si rivela tuttavia fallimentare nel lungo periodo e non si associa al formarsi di una scelta e preferenza alimentari verso frutta e verdura. 

Al contrario, un approccio genitoriale basato sul “mangia ciò che mangio io” e sul buon esempio, favorisce il modellamento e l’adesione a regole alimentari salutari, non imposte ma sviluppate in autonomia.

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Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo: la nuova categoria “ARFID” per identificare comportamenti alimentari squilibrati, spesso presenti in bambini e pre-adolescenti.

alimentazione bambiniIl disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (in inglese, riassunto nell’acronimo ARFID) è una categoria diagnostica inserita nell’ultima edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5). Fino a poco tempo fa, tutti i problemi alimentari che non rientravano a pieno nelle patologie ben note di anoressia, bulimia e binge eating, finivano in una generica etichetta di “disturbo alimentare non specificato”. Con gli ultimi aggiornamenti in materia, si possono finalmente connotare le molte sfaccettature dei restanti disordini alimentari. 

In particolare, in questo articolo, parliamo di “disturbo evitante/restrittivo dell’alimentazione”.

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Psicoeducazione e mindful eating per l'auto-gestione del diabete mellito

diabete e mindfulnessIl diabete mellito (DM) è uno dei grandi problemi dell’assistenza sanitaria globale: la sua prevalenza sta raggiungendo tassi allarmanti. Nonostante gli avanzamenti delle terapie mediche e farmacologiche, questa complessa condizione medica sembra richiedere un approccio diversificato e multidisciplinare che prevede: farmacoterapia, attività fisica, sana alimentazione, programmi di informazione ed educazione all’autogestione della malattia e gestione dello stress. 

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

Isc. Albo Psicologi Regione Marche, n°2234/sez.A P.iva 02495380418

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