Dott.ssa Chiara Francesconi

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Gestire le emozioni con la terapia cognitivo comportamentale

Le emozioni sono esperienze complesse e la gestione delle emozioni richiede la conoscenza dei vari aspetti che le caratterizzano.

Ogni volta che proviamo un’emozione avvengono delle modificazioni a livello fisiologico (attivazione o disattivazione di parti del corpo, muscoli, sistema immunitario, vegetativo ecc..), a livello espressivo (esternazione dell’emozione tramite espressioni facciali, gesti e postura), a livello cognitivo (serie di pensieri innescati dall’emozione e modificazione del livello di attenzione) e a livello comportamentale (azione – reazione).

gestione delle emozioni

 

Non possiamo modificare in maniera massiccia la componente fisiologica ed espressiva delle emozioni (soprattutto perché non sono queste componenti che causano il permanere e mantenersi nel tempo in maniera patologica dell’emozione!), quindi resta il lavoro “cognitivo comportamentale” appunto! Una modifica a livello di ciò che si pensa e ciò che si fa!

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Assertività: la capacità di esprimere emozioni e opinioni senza sentirsi in colpa.

Con il termine assertività si intende la capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, manifestare i propri bisogni, desideri, preferenze e difendere i propri diritti - in modo onesto, diretto, adeguato e rispettando i diritti (e non i desideri!!!) altrui.

assertivitàPertanto un comportamento assertivo è un comportamento di relazione che implica: 

  • Un’onesta espressione dei propri bisogni, desideri, sentimenti ed opinioni 
  • Adeguatamente e coerentemente alla situazione specifica in cui ci si trova 
  • Senza provare (troppo) imbarazzo o senso di colpa 

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Sentirsi soli: come affrontare il senso di solitudine che affligge la società moderna.

sentirsi soli La solitudine e la sensazione di essere soli è uno dei sentimenti più presenti nella società moderna, e condizione che almeno una volta nella vita tutti sperimentano. 

Ma che cos’è la solitudine e perché sempre più spesso ci sentiamo soli, anche se c’è gente attorno a noi e nelle nostre vite?

I dizionari ci danno una prima idea di cosa possa significare il termine ‘solitudine’. Notiamo che esistono due accezioni totalmente differenti per il loro polo emotivo:

  • da un lato vi è il versante positivo per cui solitudine equivale a “esclusione da ogni rapporto di presenza o vicinanza altrui desiderato o ricercato come motivo di pace o intimità”.

In quest’ottica, la persona potrebbe dire di ‘essere sola’ nel senso più oggettivo del termine. Si sceglie di stare soli per godersi un momento solo per sé, che possa servire come periodo di riflessione, di meditazione o di puro rilassamento e pace interiore.

Paradossalmente, questa ricerca di intimità con sé stessi è scarsamente ricercata dalle persone che vivono in questo periodo storico. Si riduce la tendenza a voler ‘convivere’ con il proprio Io, si ha paura del proprio ‘buio’, dei propri pensieri, di cadere vittima di tranelli della mente che potrebbero condurre verso cali di autostima, depressione o ansia. Si tende a prediligere la presenza di altri, probabilmente per soddisfare i crescenti bisogni di approvazione e appartenenza tipici della nostra epoca. La continua presenza dell’altro può rivelarsi un efficace distrattore dai propri problemi e difficoltà personali, e colmare vuoti affettivi.

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La noia: quel (dolce?) non far niente

“la cura per la noia è la curiosità.” Dorothy Parker

La noia è un’esperienza comune e quasi quotidiana. Ad esempio, molti di noi sperimentano noia mentre si trovano in coda o in lista d’attesa presso un servizio pubblico o alla cassa di un negozio. Spesso la noia è situazionale: viene provocata da scenari monotoni, ripetitivi e poco stimolanti, in cui ci troviamo. Pertanto la noia potrebbe essere alleviata attraverso un semplice cambio di “setting”, di ambiente! Tuttavia, non è sempre così semplice. A seconda del nostro umore, di nostri desideri e del nostro atteggiamento, situazioni considerate stimolanti e significative possono condurre a stati di noia; così come monotone routine possono non far emergere tale emozione. 

Ma vediamo meglio cosa si intende con il termine “noia”.

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Gelosia sana e patologica: è amore o ossessione?

“Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh!, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d'amore!”

W. Shakespeare

 

La gelosia viene definita come uno stato emotivo nel quale vi è presenza di dubbio, più o meno giustificato, che la propria relazione sia messa a repentaglio dall’interesse e dalle attenzioni del proprio partner verso una terza persona. Si caratterizza, inoltre, per la presenza di rabbia, ansia, tristezza e senso di impotenza.

In altre parole, consiste nell’essere preoccupati per la convinzione o il timore che il bene che si desidera mantenere per sé sia o possa essere deviato verso altri. La gelosia scaturisce quindi da una minaccia, dalla sfiducia, dalla sospettosità e dalla convinzione che ciò che interessa al soggetto possa essergli sottratto da altri.

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"Bleah che schifo!" Che cos'è il disgusto?

Il disgusto è un’emozione innata e fondamentale. Rientra tra le emozioni di base, presenti in tutti gli esseri umani e animali. Essa insorge quando percepiamo qualcosa di potenzialmente “nocivo”, ovvero pericoloso per la nostra salute fisica e/o psichica e/o per la nostra “anima”. 

Cosa significa ciò? Abbiamo ereditato, dall’evoluzione della specie, il disgusto in senso “alimentare”, tuttavia la nostra cultura ci ha fatto sviluppare anche un disgusto più ampio legato all’ambiente, a valori, ad azioni e comportamenti, i quali possono essere ritenuti più o meno “ripugnanti”.

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Vulnerabilità emotiva e alta sensibilità: quando le emozioni sono troppo intense

La vulnerabilità emotiva caratterizza diverse problematiche psicologiche, sia come fattore di sviluppo che di mantenimento dei disturbi.

Ma che cosa si intende con questo termine? La vulnerabilità emotiva appare caratterizzata da tre aspetti:

  • alta sensibilità agli stimoli,
  • notevole intensità dell’emozione da essi provocata,
  • lento ritorno allo stato di quiete.

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La trappola del ricatto emotivo.

 Per poter instaurare relazioni affettive e interpersonali durature è necessario fare il possibile ed impegnarsi reciprocamente per mantenerle nel corso del tempo.

Tuttavia, alcune volte, questo “impegno” non deriva da una spinta interna, ma sembra “viziato” dalle richieste altrui. Cosa significa?

Spesso nei rapporti (da quelli genitore-figlio, a quelli amicali, a quelli tra partner) una delle due persone può ricorrere (più o meno consapevolmente e indirettamente) a strategie che gli consentono di ottenere il risultato, ciò che desiderano (solitamente si tratta di ricerca di vicinanza, attenzioni, favori…).

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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