Perché non sono felice anche se va tutto bene?

perché non sono feliceÈ una domanda che molte persone portano in terapia con un senso di confusione e, spesso, di colpa. “Non mi manca nulla, eppure non sto bene”.

Questa esperienza è più comune di quanto si pensi e non indica ingratitudine o debolezza, ma un possibile squilibrio nei bisogni psicologici fondamentali.

La psicologia contemporanea, in particolare la Self-Determination Theory sviluppata da Edward L. Deci e Richard M. Ryan, offre una chiave di lettura chiara e clinicamente utile: il benessere autentico non dipende solo da ciò che abbiamo, ma da come viviamo interiormente la nostra vita.

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Che cos'è la noia e come sconfiggerla

L'esperienza della noia è onnipresente e si verifica frequentemente nella vita quotidiana. Ci chiediamo allora: Che cos'è la noia? Perchè ci annoiamo? Come possiamo sfuggire alla noia?

La noia è un’esperienza emotiva transitoria (quindi un’emozione) in cui il livello di stimolazione viene percepito come insufficiente o scarso. La mancanza di stimoli esterni conduce a un aumento dell’attivazione fisiologica in cerca di novità – il fallimento di questa ricerca conduce all’esperienza della noia. Alcuni studiosi definiscono la noia come uno stato affettivo transitorio e spiacevole in cui l’individuo sperimenta una pervasiva mancanza di interesse e difficoltà nel concentrarsi sull’attività in corso. Altri la descrivono come una sensazione di agitazione e disagio mista a letargia. Forse la definizione più diffusa di noia è quella di: "esperienza avversa di volere, ma di non essere in grado, di impegnarsi in un'attività soddisfacente". 

Nella psicologia moderna, la noia è stata considerata in gran parte irrilevante per il funzionamento umano: uno stato fugace che deriva da compiti monotoni o da stimoli esterni limitati. Tuttavia, la pura e semplice frequenza con cui la noia viene sperimentata negli individui e nelle culture suggerisce che lo stato può essere importante per il funzionamento umano. Inoltre, un numero crescente di ricerche suggerisce che la predisposizione alla noia ha importanti implicazioni per una moltitudine di risultati nel mondo reale. Il tratto della noia è stato collegato al gioco d'azzardo, all'abuso di droga e alcol, alle abbuffate, all'abbandono della scuola, all’assenteismo lavorativo e alla depressione e all'ansia. 

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Gestire le emozioni con la terapia cognitivo comportamentale

Le emozioni sono esperienze complesse e la gestione delle emozioni richiede la conoscenza dei vari aspetti che le caratterizzano.

Ogni volta che proviamo un’emozione avvengono delle modificazioni a livello fisiologico (attivazione o disattivazione di parti del corpo, muscoli, sistema immunitario, vegetativo ecc..), a livello espressivo (esternazione dell’emozione tramite espressioni facciali, gesti e postura), a livello cognitivo (serie di pensieri innescati dall’emozione e modificazione del livello di attenzione) e a livello comportamentale (azione – reazione).

gestione delle emozioni

 

Non possiamo modificare in maniera massiccia la componente fisiologica ed espressiva delle emozioni (soprattutto perché non sono queste componenti che causano il permanere e mantenersi nel tempo in maniera patologica dell’emozione!), quindi resta il lavoro “cognitivo comportamentale” appunto! Una modifica a livello di ciò che si pensa e ciò che si fa!

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Assertività: la capacità di esprimere emozioni e opinioni senza sentirsi in colpa.

Con il termine assertività si intende la capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, manifestare i propri bisogni, desideri, preferenze e difendere i propri diritti - in modo onesto, diretto, adeguato e rispettando i diritti (e non i desideri!!!) altrui.

Pertanto un comportamento assertivo è un comportamento di relazione che implica: 

  • Un’onesta espressione dei propri bisogni, desideri, sentimenti e opinioni 
  • Adeguatamente e coerentemente alla situazione specifica in cui ci si trova 
  • Senza provare (troppo) imbarazzo o senso di colpa 

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Perché ci sentiamo soli? La solitudine nella società moderna.

La solitudine è uno dei sentimenti più diffusi nella società contemporanea. Sempre più persone si ritrovano a sentirsi sole anche quando sono circondate da altre persone: colleghi, amici, familiari. Come mai? E soprattutto, cosa possiamo fare per uscire dal senso di isolamento emotivo?

Solitudine oggettiva e solitudine soggettiva: due esperienze molto diverse

Prima di tutto è utile distinguere due accezioni molto diverse dello stesso termine. I dizionari ci aiutano a capire che la parola "solitudine" raccoglie esperienze agli antipodi:

La solitudine scelta: stare da soli per godere di un momento di quiete, riflessione, meditazione o pace interiore. È una forma di intimità con sé stessi.

Il sentirsi soli: la condizione sofferta in cui si percepisce la totale mancanza di affetto, sostegno e comprensione da parte degli altri, anche quando questi sono fisicamente presenti.

Paradossalmente, nella nostra epoca si fa sempre più fatica a stare con sé stessi. Si tende a riempire ogni spazio con la presenza degli altri, spesso per evitare il confronto con i propri pensieri, le proprie paure o un calo dell'autostima. La presenza dell'altro diventa un distrattore, un modo per colmare vuoti affettivi senza però risolverli davvero.

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La noia: quel (dolce?) non far niente

“la cura per la noia è la curiosità.” Dorothy Parker

La noia è un’esperienza comune e quasi quotidiana. Ad esempio, molti di noi sperimentano noia mentre si trovano in coda o in lista d’attesa presso un servizio pubblico o alla cassa di un negozio. Spesso la noia è situazionale: viene provocata da scenari monotoni, ripetitivi e poco stimolanti, in cui ci troviamo. Pertanto la noia potrebbe essere alleviata attraverso un semplice cambio di “setting”, di ambiente! Tuttavia, non è sempre così semplice. A seconda del nostro umore, di nostri desideri e del nostro atteggiamento, situazioni considerate stimolanti e significative possono condurre a stati di noia; così come monotone routine possono non far emergere tale emozione. 

Ma vediamo meglio cosa si intende con il termine “noia”.

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Gelosia sana e patologica: è amore o ossessione?

“Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh!, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d'amore!”

W. Shakespeare

 

La gelosia viene definita come uno stato emotivo nel quale vi è presenza di dubbio, più o meno giustificato, che la propria relazione sia messa a repentaglio dall’interesse e dalle attenzioni del proprio partner verso una terza persona. Si caratterizza, inoltre, per la presenza di rabbia, ansia, tristezza e senso di impotenza.

In altre parole, consiste nell’essere preoccupati per la convinzione o il timore che il bene che si desidera mantenere per sé sia o possa essere deviato verso altri. La gelosia scaturisce quindi da una minaccia, dalla sfiducia, dalla sospettosità e dalla convinzione che ciò che interessa al soggetto possa essergli sottratto da altri.

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"Bleah che schifo!" Che cos'è il disgusto?

Il disgusto è un’emozione innata e fondamentale. Rientra tra le emozioni di base, presenti in tutti gli esseri umani e animali. Essa insorge quando percepiamo qualcosa di potenzialmente “nocivo”, ovvero pericoloso per la nostra salute fisica e/o psichica e/o per la nostra “anima”. 

Cosa significa ciò? Abbiamo ereditato, dall’evoluzione della specie, il disgusto in senso “alimentare”, tuttavia la nostra cultura ci ha fatto sviluppare anche un disgusto più ampio legato all’ambiente, a valori, ad azioni e comportamenti, i quali possono essere ritenuti più o meno “ripugnanti”.

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Dott.ssa Chiara Francesconi

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Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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