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"Vietato lasciarsi andare!": la trappola dell'inibizione emotiva.

Le persone emotivamente inibite appaiono bloccate nel parlare, nel mostrare e nel vivere le emozioni, specialmente quelle più intense ed impulsive.

Dal punto di vista affettivo sono persone spente, inespressive, poco spontanee e piuttosto controllate, tanto che in alcuni casi la persona sembra sviluppare tratti di personalità ossessivo-compulsivi. Sono persone che impostano la loro vita sulla razionalità, sulle abitudini e sulle regole, piuttosto che sul soddisfacimento di bisogni emotivi.

 

Le persone che presentano la trappola dell’inibizione emotiva spesso sono convinte che per relazionarsi in maniera opportuna sia fondamentale sapersi controllare, piuttosto che stabilire legami dettati dall’apertura e dell’intimità, e proprio per timore di perdere il controllo di sé preferiscono inibire gli “scatti” emotivi.

E se si perde il controllo che cosa succede? Per le persone emotivamente inibite, lasciarsi andare alle proprie emozioni e condividerle apertamente è fonte di grande preoccupazione, in quanto ciò potrebbe esporle a derisioni, abbandoni o punizioni, e quindi far insorgere sentimenti di vergogna o colpa. 

Seppur funzionale in alcuni contesti, questa modalità appare comunque distruttiva per i rapporti sociali ed intimi, e porta spesso a ciò che la persona voleva evitare, cioè l’allontanamento e il rifiuto.

Come le altre persone, anche quelle con inibizione emotiva provano dentro di sé una buona parte delle emozioni umane (non sono persone senza cuore!). Ma non lo dimostrano. Questo le porta a “covare” una mole di rabbia, delusione, tristezza, risentimento che non trovano sfogo se non con astio e ostilità, spesso indifferenziate (non rivolte verso la persona o l’evento che le ha provocate).

  • Perché si resta vittime di questo schema?

Fin da piccoli (o per molto tempo, in anni successivi) si è stati abituati ad inibire, non mostrare, le proprie emozioni, specialmente gli scoppi di rabbia, di pianto o di gioia. Questo perché l’ambiente familiare (o in fasi successive, l’ambiente scolastico o lavorativo) considerava disdicevole l’espressione delle emozioni e tendeva a rimproverare o punire gli atteggiamenti di spontaneità ed impulsività.

Le persone emotivamente inibite tendono a ricercare partner emotivi ed impulsivi, forse come compensazione per ciò che loro non riescono ad essere. In alcuni casi la coppia trova un equilibrio e gli angoli opposti si smussano. In altri casi, la relazione può portare a fragorosi conflitti, in cui i partner finiscono per detestare nell’altro proprio ciò che all’inizio li aveva attratti.

Come uscirne?

Attraverso un percorso psicologico basato sulla Schema Therapy, la persona sarà guidata verso modalità più aperte, spontanee e espressive di relazionarsi agli altri e alla propria emotività. Strategie cognitive di messa in discussione delle proprie credenze disfunzionali e strategie esperienziali di confronto con le proprie e altrui emozioni e comportamenti favoriranno il passaggio verso un maggior equilibrio interno.

All’esterno dell’ambiente terapeutico, la persona può iniziare ad “armeggiare” con le emozioni anche in altri vari modi, da corsi ricreativi, di teatro, danza, arte, a sport competitivi e di sfogo.

 

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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