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“Sono anoressica e mi sono abbuffata”: quando l’anoressia passa a bulimia.

da anoressia a bulimiaAnoressia e bulimia sono i disturbi alimentari più noti e gravi all’interno dello spettro dei disturbi legati all’alimentazione. Spesso vengono considerati diametralmente opposti, mentre nella maggior parte dei casi le persone che arrivano in terapia sembrano condividere molti aspetti di entrambi i disturbi e oscillare da uno all’altro, ma molto più spesso si nota il passaggio dall’anoressia alla bulimia.

Perché l’anoressia si trasforma in bulimia nel corso del tempo?

La risposta più fondata sembra essere legata al crollo del rigido auto-controllo. Le persone con anoressia restringono l’alimentazione, calcolano al millesimo le calorie ingerite, non si concedono mai sfizi o cibi che sono vietati dalle loro regole alimentari, cercano di fare molta attività fisica, si impongono di rispettare la quantità di alimento che hanno previsto di mangiare indipendentemente dal senso di fame che provano, non ascoltano le loro sensazioni interne né fisiche né tantomeno quelle emotive; il pensiero di controllare alimentazione e peso riempie le loro vite e le loro teste.

Questo atteggiamento però richiede una spesa energetica, in termini di stress, ansia, volontà e disciplina, che è molto difficile sostenere per un tempo prolungato. 

È qui che arriva il calo brusco di tutte le difese, il lasciarsi andare. E qui nascono le abbuffate, che se protratte possono portare la condizione a mutare da anoressia a bulimia. 

La persona, sempre inconsapevole e non dedita all’ascolto del proprio mondo emotivo interiore, nel momento in cui viene colta da qualche pensiero o sentimento sgradevole si aggrappa al cibo per distrarsi, colmare il vuoto o punirsi, perdendo il controllo degli impulsi.

L’energia che serve a mantenere un rigido autocontrollo si esaurisce e la persona si trova a doversi difendere alla sua interiorità rapportandosi all’unico elemento che riconosce come “salvifico” (il cibo) ma questa volta lasciandosi sopraffare dal mangiarne in quantità eccessive.

 

Mentre la persona anoressica che riesce a mangiare soltanto quello che si propone di mangiare manifesta come sintomi frequenti il calo di peso, la magrezza eccessiva e la preoccupazione di ingrassare, una volta che si presentano gli “sgarri” e le abbuffate si aggiungono prepotentemente sentimenti di colpa, di ansia per il sovrappeso, e tentativi di compensazione come uso di lassativi o vomito autoindotto, che aggravano di molto la situazione. 

Se il maggior rischio per l’anoressia sono il grave sottopeso e il rischio di morte per malnutrizione, con la bulimia si accentuano i pericoli legati agli squilibri biochimici dovuti ai metodi di compensazione. 

Esistono comunque moltissime forme sfumate di disturbo alimentare, che spaziano dall’anoressia senza sottopeso o senza magrezza (quella in cui la persona è molto ligia alle regole alimentari ma queste non sembrano essere eccessivamente restrittive da provocare malnutrizione), all’anoressia con abbuffate (quando sono sporadiche), alla bulimia senza vomito (quando la compensazione avviene soltanto con l’eccessivo ricorso all’attività fisica).

In ogni caso, per curare e guarire da anoressia e bulimia la persona dovrebbe intraprendere un percorso terapeutico che la porti a prendere contatto con le sue emozioni, sensazioni e pensieri e che si basi sull’aumento di consapevolezza interiore. La terapia cognitivo comportamentale ha dato prove di efficacia nella risoluzione dei disturbi alimentari, e la mindful eating sembra essere un valido alleato per sconfiggere le abbuffate e le crisi bulimiche.

 

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