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Psicologia dello Sport e Mental Training

La psicologia dello sport è una disciplina abbastanza recente che si occupa degli aspetti psicologici, psicofisiologici, sociali e pedagogici legati all’attività sportiva.

Sebbene le sue origini siano rintracciabili alla fine dell’Ottocento, la sua diffusione risale soltanto agli ultimi 40 anni. Il primo vero esperimento in questo ambito può essere datato 1898, quando Norman Triplett decise di analizzare gli effetti della presenza di altri concorrenti (cioè la condizione di agonismo) sulla prestazione ciclistica. Tuttavia la data ufficiale che sigla la nascita della psicologia dello sport è quella del 1965, anno di fondazione dell’International Society of Sport Psychology a Roma, che diede avvio a varie ricerche focalizzate sul miglioramento della performance, sulla personalità e sulla motivazione degli atleti. 

La psicologia dello sport ha trovato terreno favorevole per il suo sviluppo principalmente negli USA e nell’Europa del Nord, dove gli studi hanno abbracciato anche la dimensione cognitiva dello sportivo, andando ad interessarsi di emozioni, pensieri positivi, abilità relazionali, coesione di squadra, leadership.

 

Attualmente questi paesi hanno il maggior numero di esperti in questo settore, l’80% dei quali riesce a svolgere tale attività a tempo pieno ed in modo quasi esclusivo. Appare, invece, incredibile il ritardo dello sport italiano, rispetto alle altre nazioni, nel servirsi di questi professionisti e nella diffusione dell’applicazione delle tecniche della psicologia dello sport.

Tuttavia recentemente la disciplina sta acquisendo maggiore notorietà grazie ai programmi di ricerca, formazione e informazione che si rivolgono non sono alla pratica agonistica ma anche al livello dilettantistico e amatoriale, e più in generale all’educazione alla salute e all’attività fisica rivolta a qualsiasi età e contesto: competitivo, educativo, ricreativo, preventivo, riabilitativo e della disabilità.

Le più importanti aree di indagine della psicologia dello sport riguardano:

  • I processi cognitivi sottostanti l’apprendimento delle abilità motorie e/o sportive.
  • Le abilità psicologiche implicate nello sport, che vanno sviluppate nell’atleta. Parliamo di capacità come attenzione, autoefficacia, immaginazione, goal setting, gestione dell’ansia.
  • I processi motivazionali che favoriscono e mantengono il coinvolgimento sportivo e l’interesse verso l’attività fisica.
  • I programmi sportivi per l’infanzia, utili per guidare i bambini nelle prime esperienze con lo sport, garantendo un approccio positivo e gratificante.
  • Benessere e salute, per attirare l’attenzione e sottolineare l’importanza di una regolare attività fisica, promuovendo programmi motori per stimolare gli individui sedentari e soggetti a rischio.
  • Le abilità interpersonali e le dinamiche di gruppo, per comprendere che tipo di comunicazione caratterizza la squadra e come renderla più efficace.
  • I processi di autoregolazione, ossia la capacità di gestire le situazioni difficili, affrontare lo stress agonistico e trovare il giusto livello di attivazione psicofisiologica.

 

I compiti dello Psicologo dello Sport.

Partendo dal presupposto che l’atleta viene considerato “un sistema integrato tra una mente e un corpo, le cui componenti interagiscono e si modulano reciprocamente”, un primo ruolo dello psicologo dello sport è quello di affiancare una preparazione mentale (il cosiddetto Mental Training) all’allenamento fisico e tecnico. Il Mental Training è un programma articolato di allenamento psicologico, composto da diverse aree tematiche, selezionate in base alla specificità della disciplina sportiva, all’obiettivo da raggiungere e alle caratteristiche della personalità dell’atleta.

Tra gli aspetti che possono essere affrontati lungo un percorso di preparazione mentale troviamo:

  • la formulazione degli obiettivi, definita comunemente goal setting. Gli obiettivi generali devono essere suddivisi in sotto-obiettivi a breve, medio e lungo termine. Bisogna scegliere mete difficili ma raggiungibili, rivolte al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato (che sappiamo essere molto spesso influenzato da fattori imprevedibili). La percezione di avere dei punti di arrivo da conquistare serve ad incentivare anche la motivazione e il senso di autoefficacia.
  • lo sviluppo delle capacità attentive. Esse includono il miglioramento della concentrazione,  il riconoscimento e la gestione efficace dei fattori distraenti interni (es: pensieri) ed esterni (es: rumori del pubblico).
  • la gestione dell’ansia e dello stress. Vengono analizzate le situazioni ritenute ansiogene e debilitanti per la performance ed insegnate tecniche per la gestione delle emozioni negative.
  • le abilità interpersonali. Comprendono la comunicazione all’interno della squadra, la comunicazione tra atleti ed allenatore, lo stile della leadership e lo sviluppo dell’assertività (esprimere in maniera adeguata la propria opinione e le eventuali divergenze).
  • il controllo e la gestione del dolore acuto e cronico. Si tenta di individuare assieme all’atleta l’atteggiamento con cui affronta malattie e infortuni, sia dal punto di vista comportamentale che emotivo.
  • l’allenamento al rilassamento e alla visualizzazione positiva. Queste procedure sottostanno a molte delle precedenti tecniche. Sono utili per il raggiungimento dei vari obiettivi, per favorire il pensiero positivo, per gestire l’ansia, consentire l’autoregolazione a livello fisiologico, per migliorare i gesti tecnici e per consentire all’atleta di trovare la giusta concentrazione prima di una gara.

Un altro compito dello psicologo in ambito sportivo ( affrontato spesso anche durante i percorsi di Mental Training) è la socioanalisi della squadra, che racchiude la valutazione della coesione del gruppo, il ruolo della leadership e la consulenza per migliorare la comunicazione tra gli atleti, quella tra i membri dello staff tecnico-dirigenziale e quella tra questi due gruppi.  Se il gruppo riesce ad apprendere e sviluppare una comunicazione efficace,  è probabile che si crei un senso di appartenenza e solidarietà, comunemente definito “spirito di squadra”.

Un'altra attività è quella di eseguire delle valutazioni psicoattitudinali o psicodiagnostiche per i Centri di Medicina dello Sport, mediante colloquio e somministrazione di test e questionari specifici. In questi casi lo psicologo analizza le motivazioni, le emozioni positive e negative legate ad eventuali passaggi di categorie o ammissioni a competizioni importanti, discute ed evidenzia assieme all’atleta le eventuali difficoltà a cui lo sportivo potrebbe andare incontro.

Un ulteriore compito consiste, in occasione di eventuali infortuni, nel prestare assistenza psicologica all’atleta, nell’aiutarlo a superare le possibili sintomatologie depressive e/o ansiose, e nel fargli riacquistare la fiducia in sé stesso, accompagnandolo durante la seguente riabilitazione.

Come in ogni altro ambito in cui opera, anche in questo caso ciò che caratterizza lo psicologo dello sport è la riservatezza. Egli mantiene il segreto professionale, non si siede in panchina con gli sportivi ma resta dietro le quinte. Il suo lavoro, poiché personalizzato sui singoli atleti e sulle singole squadre, non può avvenire in maniera occasionale, al solo presentarsi di momenti di crisi o problemi eccezionali, quanto piuttosto in maniera costante e lineare.

 

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Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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