Parentificazione: quando i bambini accudiscono i genitori

bambino accudisce genitore

C'è una frase che molti adulti in terapia pronunciano quasi sottovoce, come se confessassero qualcosa di cui vergognarsi: "Da piccolo ero io a consolare mia madre". Oppure: "Non potevo permettermi di stare male, perché c'era sempre qualcosa di più importante a cui pensare in famiglia." Storie diverse, ma con un filo comune: bambini che hanno imparato a occuparsi degli altri prima di occuparsi di sé. Bambini che hanno cresciuto i propri genitori, almeno emotivamente. Bambini che, diventati adulti, continuano a farlo — solo che adesso lo fanno con i loro partner.

Cos'è la parentificazione (o genitoralizzazione) e perché è importante capirla

Il termine parentificazione descrive un processo ben preciso: un bambino, generalmente tra i 6 e i 14 anni, assume ruoli e responsabilità che appartengono agli adulti, invertendo la direzione naturale della cura all'interno della famiglia. 

 

La parentificazione emotiva è un processo subdolo e pernicioso. Il bambino comincia a sentirsi responsabile del benessere emotivo del genitore: cerca di alleggerirne il dolore, evita di esprimere i propri bisogni per non aggiungere peso, funge da confidente o da arbitro nei conflitti coniugali. È un ruolo che nessun bambino è attrezzato per svolgere — non perché manchi di amore o di intelligenza, ma perché le strutture cognitive ed emotive necessarie non sono ancora sviluppate. Fallire in quel ruolo, inevitabilmente, genera senso di colpa e una profonda insicurezza nelle proprie capacità relazionali.

Questa modalità relazionale si manifesta con maggiore frequenza in famiglie segnate da divorzio conflittuale, depressione genitoriale, dipendenze o difficoltà economiche gravi — tutte situazioni in cui il genitore, sopraffatto dai propri problemi, smette di svolgere la funzione protettiva che gli appartiene, e il figlio, per amore o per necessità, la assume al suo posto.

 

Quello che il bambino impara: un modello che dura

Il punto cruciale non è solo la sofferenza del momento, ma ciò che il bambino impara su come funzionano le relazioni affettive. La mente umana, e in particolare quella di un bambino in pieno sviluppo, costruisce modelli operativi internischemi mentali che diventano la mappa per interpretare il mondo relazionale. Se quella mappa è stata disegnata in una famiglia in cui amare significa prendersi cura dell'altro a scapito di sé, allora è quella la geografia che il bambino userà per orientarsi in tutte le relazioni future.

Per comprendere più a fondo i meccanismi psicologici alla base di questo processo, è utile ricorrere al linguaggio della Schema Therapy, un approccio terapeutico sviluppato da Jeffrey Young che integra la terapia cognitivo-comportamentale con elementi psicodinamici e della teoria dell'attaccamento.

Al centro della Schema Therapy c'è il concetto di schema emotivo precoce maladattivo: un insieme di credenze profonde, emozioni e sensazioni corporee che si formano nell'infanzia — spesso come risposta adattiva a un ambiente difficile — e che continuano a organizzare l'esperienza emotiva e relazionale dell'individuo per tutta la vita, anche quando non sono più funzionali.

Tra questi schemi, quello dell'invischiamento (in inglese enmeshment) è particolarmente rilevante per comprendere le conseguenze della parentificazione emotiva. Lo schema di invischiamento descrive una condizione in cui i confini tra il sé e l'altro significativo sono porosi o del tutto assenti. Chi ha sviluppato questo schema fatica a percepirsi come un individuo separato e autonomo rispetto alle persone che ama: sente che la propria identità, le proprie emozioni e il proprio benessere sono inestricabilmente legati a quelli dell'altro.

Nella sua forma più tipica, questo schema si forma proprio all'interno di relazioni genitoriali come quelle descritte dalla parentificazione: il genitore che tratta il figlio come un confidente, un alleato, un sostegno emotivo, trasmette implicitamente il messaggio che le emozioni del genitore sono più importanti di quelle del figlio, e che la vicinanza emotiva richiede la fusione, non la distinzione. Il bambino impara a sopprimere i propri bisogni non perché sia costretto a farlo in modo brutale, ma perché farlo sembra l'unico modo per mantenere la connessione con il genitore e per "salvarlo" dalla sofferenza.

 

Relazioni romantiche: dove il copione si ripete

Le relazioni romantiche sono, per loro natura, il luogo in cui i nostri schemi più profondi emergono con maggiore intensità. Per chi ha vissuto la parentificazione emotiva, il partner romantico finisce per occupare inconsapevolmente lo stesso spazio psicologico che un tempo occupava il genitore bisognoso. Non è una scelta deliberata, né un segnale di debolezza: è il funzionamento automatico di uno schema che si è consolidato nei primi anni di vita, quando il cervello era ancora in piena formazione e ogni esperienza relazionale lasciava un'impronta profonda.

Il risultato è un tipo di relazione che dall'esterno può sembrare devota, premurosa, generosa — e in un certo senso lo è — ma che porta con sé un costo altissimo. La persona che si prende cura compulsivamente del partner sopprime i propri bisogni, non chiede aiuto quando ne avrebbe bisogno, interpreta qualsiasi problema del partner come qualcosa che deve risolvere, fatica a lasciare spazio alla reciprocità. E la reciprocità, come ci insegna la ricerca sull'attaccamento, è il cuore di una relazione sana: non uno che dà e uno che riceve, ma due persone che si alternano nei ruoli di chi cura e chi è curato, con fluidità e fiducia.

La buona notizia è che gli schemi, per quanto profondi e radicati, non sono immutabili. La Schema Therapy, così come altri approcci terapeutici di stampo relazionale, offre strumenti efficaci per lavorare su questi pattern. Il processo terapeutico non si limita a identificare intellettualmente lo schema, ma lavora a un livello più profondo, emotivo e corporeo, per riparare la ferita originaria e offrire al bambino interiore un'esperienza correttiva.

 

Il modo in cui abbiamo imparato ad amare da bambini plasma il modo in cui amiamo da adulti.   

 

Bibliografia: Bourassa, K. (2010). Compulsive Caregiving: Emotional Parentification in Childhood and Its Association With Romantic Relationships in Late Adolescence and Early Adulthood. University of Virginia. — Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy: A Practitioner's Guide. Guilford Press.

 

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Dott.ssa Chiara Francesconi

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