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Quando i pensieri negativi diventano un problema psicologico

 rimuginio ruminazioneTutti noi, a volte, siamo attraversati da brutti pensieri ma non sempre questi danno origine a marcate sensazioni di ansia, tristezza, colpa, rabbia, vergogna ecc.. Come mai? Cos’è che trasforma un pensiero negativo in un disturbo psicologico conclamato?

Come direbbe Adrian Wells, fondatore della terapia metacognitiva: “i pensieri non sono importanti, l’importante è come vi reagiamo!”

Secondo questo psicoterapeuta cognitivista, sembra che non sia il “cosa” (il contenuto di pensiero), quanto piuttosto il modo, il “come” pensiamo, a dare avvio ad alcuni dei più diffusi e invalidanti problemi psicologici come ansia, panico, depressione e disturbi ossessivo compulsivi.

 

L’essere umano infatti non è soltanto in grado di pensare e formulare idee, ipotesi, immagini nella propria mente, ma è anche capace di riflettere su ciò che ha pensato, arrivando a porsi domande del tipo “come mai ho avuto questo brutto pensiero? Cosa significa l’aver pensato a ciò? Il fatto che mi sto preoccupando potrebbe avere delle conseguenze negative?” e cosi via..

Il riflettere (pensare) sul proprio pensiero prende il nome di “metacognizione”. Il modo in cui osserviamo, giudichiamo e valutiamo i nostri processi mentali può dare origine a quella che viene chiamata Sindrome Cognitivo-Attentiva, che rappresenta il cadere in balia di fenomeni di rimuginio, ruminazione e strategie di autoregolazione di pensiero disfunzionali. 

Questi processi riflessivi sono sostenuti e amplificati dalle cosiddette “credenze metacognitive”, che si dividono in positive e negative.

Le credenze metacognitive positive rappresentano l’idea che riflettere sui propri pensieri sia benefico e produttivo (utilità del rimuginio/ruminazione). Alcuni esempi di tali credenze possono essere “se mi preoccupo, ed immagino tutte le situazioni possibili, riuscirò ad affrontare meglio il pericolo futuro” (credenza spesso rilevata nei disturbi d’ansia generalizzata) o “se continuo a riflettere sul perché mi sento triste alla fine ne capirò il motivo e mi sentirò meglio” (disturbi depressivi), e così via.

Le credenze metacognitive negative rappresentano invece le preoccupazioni rispetto all’aver avuto determinati pensieri (pericolosità del pensiero). Ad esempio “se ho pensieri violenti finirò per metterli in pratica” (tipico dei disturbi ossessivo compulsivi) o “tutti questi pensieri preoccupanti finiranno per provocarmi qualche danno al cervello” (rilevato spesso nei disturbi di panico), ecc…

Entrambe le credenze influenzano il modo in cui le persone reagiscono ai propri pensieri e alle immagini che attraversano la loro mente, e stanno alla base di uno stile di pensiero “tossico” che porta il prolungarsi della sofferenza emotiva e del disagio.

Anche i comunissimi fenomeni dell’ avere qualcosa “sulla punta della lingua” (cioè la sensazione di avere qualcosa in memoria ma che al momento non è immediatamente disponibile) rientrano tra le esperienze metacognitive. Anche in questo caso il modo in cui trattiamo questa sensazione può dar luogo ad un concentrarsi sulla ricerca dell’informazione “persa” oppure un continuare nell’attività quotidiana aspettando che ricompaia spontaneamente.

TRATTAMENTO PSICOTERAPEUTICO.

Oltre che avviare un lavoro sulla messa in discussione delle credenze metacognitive positive e negative, valutando la loro effettiva utilità nel raggiungimento del benessere o evitamento di sofferenza, in questi casi viene adottata anche una specifica strategia terapeutica per riuscire a distanziarsi dai propri pensieri, la Detached Mindfulness.

Le tecniche Mindfulness vengono impiegate per rendere i soggetti più consapevoli dei loro pensieri e delle loro credenze, in maniera oggettiva, distaccata, come un osservatore che nota ciò che succede senza emettere giudizi o valutazioni. In particolar modo la Detached Mindfulness mira al disimpegno da qualsiasi attività concettuale in risposta ad un pensiero (come rimuginio, ruminazione, soppressione del pensiero, evitamento) e al riuscire a separare il pensiero da se stessi. Attraverso l’allenamento e l’utilizzo di varie metafore la persona arriverà a percepirsi soltanto come colei che sperimenta un pensiero, riuscendo a prenderne le distanze. Non servirà più che la persona prenda in esame i suoi pensieri per valutarsi come persona o per gestire o dare significato alla realtà esterna.

 

Letture correlate: Ruminazione e rimuginio: i pensieri negativi ripetitivi.

Riferimenti bibliografici: Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione, di Adrian Wells, Edz Eclipsi.

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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