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Bassa autostima: possibili origini, meccanismi di mantenimento e psicoterapia.

Con il termine “autostima” si intende l’opinione generale che abbiamo su noi stessi, il valore che ci diamo come persone. Quando si parla di “bassa autostima” o “svalutazione di sé” il tono globale assume un polo negativo. In altre parole, le persone con scarsa stima di sé hanno una visione negativa del proprio valore, incondizionata, pervasiva e di lunga durata.

 

Aspetti caratteristici:

  • Sono convinte di valere poco o nulla, di non possedere particolari doti e capacità, di non riuscire al pari degli altri in vari ambiti di vita.
  • Tendono a colpevolizzarsi e criticarsi aspramente. Minimizzano o squalificano le cose corrette che fanno, focalizzandosi sui propri errori e debolezze.
  • Tendono ad assumere comportamenti passivi, sottomessi e di ritiro. Hanno difficoltà ad esprimere i propri bisogni e le proprie opinioni, parlano in modo esitante o a bassa voce, evitando il contatto visivo. --Si scusano e si prendono la colpa troppo spesso, evitano le sfide di vita e le nuove occasioni.
  • Alcune volte, per cosiddetta “ipercompensazione”, possono apparire aggressive e agire azioni violente e antisociali.
  • Sperimentano spesso emozioni di colpa, vergogna, frustrazione, ansia.
  • Possono sentirsi deboli fisicamente, poco energiche, facilmente affaticabili o in un costante stato di tensione.

La bassa autostima può avere conseguenze ed effetti nocivi per il benessere psico-fisico e arrivare a compromettere seriamente la qualità di vita della persona.

Le persone con bassa autostima spesso operano al di sotto delle loro potenzialità e possibilità, non cimentandosi in nuove attività o risoluzioni alternative di problemi. Alcune volte ricercano un perfezionismo eccessivo, diventando puntigliose per timore di fallire. Entrambi questi comportamenti finiscono per produrre elevata ansia e scarse prestazioni scolastiche e/o lavorative.

A livello sociale, gli atteggiamenti passivi, di estrema compiacenza o di ritiro (che potremmo definire “protettivi”, poiché nascono con lo scopo di evitare il confronto con un fallimento o con la critica e disapprovazione) finiscono per amplificare il senso di poco valore personale e favorire l’isolamento. Questi comportamenti, potenzialmente, mettono anche a rischio di essere “sfruttati”, derisi e criticati. Ovvero situazioni completamente opposte a ciò che l’insicuro andava cercando mettendo in atto tali comportamenti (che risultano quindi del tutto improduttivi).

A livello di benessere globale di vita, le persone con scarsa stima di sé solitamente non si coinvolgono in particolari hobby, attività o sport (convinte di non valere nulla nemmeno in questi ambiti e di non avere particolari aspirazioni o capacità), finendo per avere una vita povera di momenti di svago, relax e divertimento.

Infine, l’aspetto estetico. In questo ambito ci si può trovare di fronte a due opzioni. Le persone con bassa autostima possono decidere di non curarsi dell’estetica, di tralasciare l’igiene e la cura di sé, di lasciarsi andare ad alcool e/o droghe, ad una vita sregolata; oppure possono puntare eccessivamente sull’esteriorità e la cura del corpo, che può andare dalla ricerca nel vestiario, al ritocco di chirurgia estetica al ricorso a diete ferree e controllo dell’alimentazione.

Possibili cause e origini? Anche in questo caso, la genetica e l’ereditarietà possono svolgere un ruolo importante, che sembra arrivare fino ad un 30%. Tuttavia, l’ambiente e le circostanze di vita risultano predominanti nel grado di sviluppo dell’autostima.

Tra i fattori ambientali più influenti emergono:

  • Ripetuti episodi di trascuratezza e/o abbandono. Questi possono far insorgere nella persona la sensazione di non essere “abbastanza” o di essere “carente”, e quindi di meritare in qualche modo ciò che ha subito.
  • Ripetute critiche o focalizzazioni sui punti deboli, che fanno sentire inadeguati, squalificati, mai “abbastanza” per gli standard altrui.
  • Aver subito esperienze di esclusione (a scuola o in casa) che possono suscitare l’impressione di essere diversi o sbagliati.
  • Appartenenza ad un particolare gruppo sociale o etnico. Questa situazione può esporre a discriminazione, pregiudizi ed isolamento da parte degli altri, e quindi creare un senso di diversità.
  • Infine, anche alcune situazioni di vita “adulte” (quindi non per forza legate all’infanzia/adolescenza) possono produrre un calo di autostima e dubbi sul sé. Ne fanno parte episodi di mobbing/isolamento/svalutazione sul posto di lavoro, relazioni violente, eventi traumatici e stress prolungato.

Psicoterapia cognitivo comportamentale:

Solitamente le persone con scarsa stima di sé arrivano in studio con richieste di trattamento per stati depressivi, disturbi d’ansia, disturbi alimentari. Oltre a seguire il percorso specifico per la risoluzione di queste problematiche più ampie, un passaggio obbligatorio appare quello di risolvere il problema della visione negativa di sé. 

In questo caso il lavoro con la terapia cognitivo comportamentale prevede la focalizzazione sulla modifica delle credenze su di sé, la messa in discussione delle proprie convinzioni, la gestione dell’ansia, la tolleranza alle critiche, lo sviluppo di assertività, l’acquisizione di abilità sociali e interpersonali (qualora siano realmente assenti o carenti nella persona).

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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