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Insoddisfazione e scarsa autostima: i meccanismi psicologici dell'invidia.

L'invidia è una confessione d'inferiorità. - Honoré de Balzac, Massime e pensieri di Napoleone, 1838

Vizio capitale o meccanismo di difesa?

L’invidia è una emozione socialmente condannata, vissuta spesso in solitudine, e difficile da ammettere anche verso se stessi. Appare costituita da un sentimento di malanimo, più o meno intenso e duraturo, nei confronti di un’altra persona che ha qualcosa che noi vorremmo avere e che crediamo di non poter raggiungere. Il “qualcosa” in questione può riferirsi veramente a tutto. Si può essere invidiosi di beni materiali, qualità caratteriali, fisiche ed intellettive, status sociale, etnie di appartenenza e così via.

E’ da notare che l’invidiato spesso non fa nulla per sottolineare la sua “superiorità”; alcune volte potrebbe aver ottenuto una determinata cosa per caso ed altre ancora non vorrebbe nemmeno avere quel qualcosa!

L’invidia presuppone comunque un paragone tra noi e l’altro, dal quale se ne esce sconfitti ed inferiori. 

Tuttavia i beni o le qualità invidiate, in molti casi, non sono risorse limitate (del genere o lui o io), ma accessibili anche allo stesso invidioso (invidio Tizio perché ha preso un buon voto, ma nessuno, tantomeno lo stesso Tizio, mi impedisce di ottenere lo stesso risultato). Egli preferisce però intraprendere la strada del malanimo piuttosto che quella dell’emulazione. Il soggetto potrebbe infatti reagire, mettendo in atto comportamenti che lo portino ad ottenere la stessa cosa, provando a diventare come l’altro, il quale diventerebbe quindi uno spone (riprendendo il caso di prima: potrei mettermi a studiare o a compiacere l’insegnante!).

Come mai l’invidioso non mette in atto questo comportamento più funzionale? Perché l’invidia si lega fortemente al senso di autostima e alla sicurezza di sé. L’invidioso tende a stabilire la propria identità sulla base di confronti con gli altri, in maniera oppositiva piuttosto che costruttiva. Per questi motivi egli non si ritiene in grado di raggiungere lo stesso status dell’invidiato e non trova altre soluzioni per colmare il distacco, se non quella di disprezzare, sminuire, svalutare e augurare il “male” dell’invidiato, salvaguardando la propria fragile identità.

Nell’uso quotidiano, spesso si tende a scambiare l’invidia con la gelosia (provate a digitare “invidia” nelle immagini di Google.. quante ce ne sono che rappresentano il terzetto “lui, lei e l’altra”?). Tuttavia la prima si riconduce alla sofferenza per la mancanza di qualcosa che altri hanno, mentre la gelosia è un’emozione che si sperimenta quando si teme di perdere una persona o una cosa, che già si “possiede”, al confronto con un rivale. Vero è che in alcuni casi queste due emozioni si presentano congiuntamente nella stessa situazione: per esempio quando in una relazione si prova gelosia (si attiva quindi il timore di perdere il partner) a causa di una terza persona che possiede delle qualità che reputiamo non ci appartengano, per cui si prova anche invidia!

La gelosia viene tollerata meglio in società in quanto si mostra più passionale ed aperta; inoltre la sottrazione di qualcosa che per certi versi “spettava” al soggetto, perché già in suo possesso, è vista maggiormente come un torto “intenzionale”, causa di un dolore oggettivo.

La nostra invidia dura sempre più a lungo della felicità di coloro che invidiamo. - François de La Rochefoucauld, Massime, 1678

 

 

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Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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