Food Noise: quel rumore di fondo che parla sempre di cibo

food noiseTi è mai capitato di non riuscire a smettere di pensare al cibo? Non parlo della normale fame, o del piacere di immaginare cosa cucinare per cena. Parlo di qualcosa di diverso: pensieri che tornano in continuazione, anche quando vorresti pensare ad altro. Pensieri su cosa ho mangiato, cosa mangerò dopo, dubbi sull'aver mangiato troppo o troppo poco, o su quel piatto visto al ristorante poche ore prima che continua a tornare in mente senza motivo.

Negli ultimi tempi, per descrivere questa esperienza è stato coniato un termine che sta diventando sempre più diffuso anche nel linguaggio comune: "food noise", letteralmente "rumore alimentare". Un'espressione che molte persone, quando la sentono per la prima volta, riconoscono immediatamente: "è esattamente quello che provo io".

 

Da dove nasce questo termine

Il concetto ha preso piede a partire dal 2022, in concomitanza con la diffusione di alcuni farmaci per la gestione del peso (gli agonisti del GLP-1, come la semaglutide). Molte persone in trattamento hanno raccontato qualcosa di sorprendente: dopo l'inizio della terapia, questo "rumore" mentale legato al cibo si è improvvisamente attenuato, o è scomparso del tutto. E solo a quel punto si sono rese conto di quanto fosse pesante la sua presenza quotidiana — una parte della mente che era sempre "accesa" e che, all'improvviso, si è spenta.

A partire da queste testimonianze, un gruppo di ricercatori ha provato a dare una definizione più precisa al fenomeno, descrivendolo come una serie di pensieri persistenti riguardo al cibo, percepiti dalla persona come indesiderati o fonte di disagio, capaci di interferire con il benessere sociale, mentale o fisico (Dhurandhar et al., 2025).

Come si manifesta in pratica

Le testimonianze raccolte nello studio aiutano a capire concretamente di cosa parliamo. Alcuni esempi tipici di "food noise":

  • pensare al pasto successivo mentre si sta ancora mangiando quello attuale;
  • chiedersi più volte al giorno se si avranno a disposizione i cibi desiderati;
  • continuare a pensare a un piatto visto altrove anche ore dopo;
  • avere vere e proprie "discussioni interne" durante i pasti su quando fermarsi;
  • pianificare in modo eccessivo, con giorni di anticipo, cosa si mangerà prima e dopo un evento sociale.

Una persona descriveva questa esperienza così: una sensazione di rumore di fondo, presente per la maggior parte della giornata, fatta non tanto di "voglia di cibo" quanto di un continuo interrogarsi se si stia facendo la cosa giusta, se si sia mangiato abbastanza o troppo (Dhurandhar et al., 2025).

Non è semplicemente "pensare al cibo"

È importante fare una distinzione: pensare al cibo è un'attività normale, quotidiana, spesso anche piacevole. Il food noise è qualcos'altro. Si distingue per l'intensità e per il carattere intrusivo, e gli stessi ricercatori lo paragonano alla ruminazione — quel meccanismo mentale per cui un pensiero gira e rigira su se stesso, senza portare a una soluzione, ma solo a maggiore stanchezza e disagio (Dhurandhar et al., 2025). Non è quindi una questione di "golosità" o di scarsa forza di volontà. È un pattern di pensiero che si attiva e si mantiene per ragioni precise.

Con cosa è collegato

Le ricerche indicano che questo tipo di pensieri ricorrenti compare soprattutto in situazioni di:

  • Restrizione alimentare e diete. 
  • Disturbi alimentari. 
  • Obesità e tentativi di perdita di peso.

Perché succede: i fattori coinvolti

Diversi elementi sembrano contribuire al food noise, e raramente agiscono da soli.

C'è una componente fisiologica e ormonale: dopo una perdita di peso, il corpo modifica i livelli di alcuni ormoni legati a fame e sazietà, e questo cambiamento potrebbe alimentare direttamente questo tipo di pensieri.

C'è poi un aspetto legato al tipo di restrizione. Non tutte le diete sembrano avere lo stesso impatto psicologico: chi segue una restrizione alimentare per motivi religiosi o etici tende a vivere meno disagio rispetto a chi la segue per dimagrire. Una possibile spiegazione è che l'incertezza e la mancanza di regole chiare, tipiche di molte diete dimagranti, possano pesare più della restrizione stessa.

Infine, non va sottovalutato il peso dei fattori socio-culturali: vivere in contesti che promuovono fortemente un ideale di magrezza può aumentare il rischio di sviluppare questo tipo di pensieri intrusivi.

Un aspetto su cui vale la pena soffermarsi è il senso di vergogna che spesso accompagna questa esperienza. Chi la vive può sentirsi in colpa, pensando — o temendo che gli altri pensino — che si tratti semplicemente di mancanza di forza di volontà. Questo porta spesso a un comportamento di "mascheramento": nascondere agli altri quanto, in realtà, si stia pensando al cibo (Dhurandhar et al., 2025). È un punto importante anche dal punto di vista terapeutico: il senso di vergogna tende a isolare la persona, a impedirle di parlarne, e quindi di chiedere aiuto.

In sintesi, il food noise è un costrutto ancora relativamente nuovo, e la ricerca su questo tema è solo agli inizi. Quello che però emerge già con chiarezza è che questo tipo di pensiero ricorrente sul cibo non è ineliminabile, e non riguarda solo chi ha una diagnosi di disturbo alimentare: può presentarsi anche in chi sta semplicemente cercando, da tempo, di controllare il proprio peso attraverso diete restrittive.

 

Articolo scritto da

Dott.ssa Chiara Francesconi

Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, specializzata in disturbi alimentari, disturbi d'ansia e schema therapy. Iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Marche n°2234.

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Riferimenti bibliografici

Dhurandhar, E.J., Maki, K.C., Dhurandhar, N.V., Kyle, T.K., Yurkow, S., Hawkins, M.A.W., Agley, J., Ho, E.H., Cheskin, L.J., Sørensen, T.I.A., Wang, X.R., & Allison, D.B. (2025). Food noise: definition, measurement, and future research directions. Nutrition and Diabetes, 15:30

 

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