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Il disturbo d'ansia generalizzato: quando l'ansia diventa cronica e pervasiva.

 Il disturbo d’ansia generalizzato è stato a lungo considerato il disturbo ansioso “di base”, in quanto gli episodi d’ansia sono una componente tipica dei vari disturbi dello spettro ansioso (panico, agorafobia, ossessioni e compulsioni, ansia sociale…); tuttavia nel corso degli ultimi decenni è divenuto un problema a sé stante, con sintomi ben definiti e trattamenti specifici ad esso dedicati.

Il disturbo d’ansia generalizzato (GAD) è caratterizzato da:

  • presenza di eccessiva ansia e preoccupazione (definita anche “apprensione”),
  • che si manifesta in maniera persistente per la maggior parte dei giorni, e
  • che riguarda una vasta gamma di attività ed eventi legati alla quotidianità (come prestazioni lavorative o scolastiche, faccende domestiche, svaghi, attività sportive e ricreative, ecc…)
  • le persone inoltre trovano difficile controllare tali preoccupazioni.

In associazione allo stato ansioso, si riscontrano alcuni sintomi fisiologici, anch’essi presenti per la maggior parte del tempo:

  • Irrequietezza
  • Facile faticabilità
  • Difficoltà di concentrazione
  • Irritabilità
  • Tensione muscolare
  • Sonno disturbato (difficoltà ad addormentarsi, mantenere il sonno, riposto insoddisfacente)

L’ansia generalizzata tende ad avere un esordio non ben definito ma datato molto precocemente (spesso chiedendo alle persone da quanto tempo sentono di vivere “in tensione”, riferiscono di essere sempre state persone tendenti a preoccuparsi o allarmarsi facilmente, tanto da essere ritenuto quasi un “tratto di personalità”).

Tuttavia, come avviene per la maggior parte dei disturbi psicologici, anche in questo casto l’insorgenza del problema sembra correlata alla contemporanea presenza di fattori predisponenti di tipo biologico/genetico (come una spiccata emotività) e di fattori psicosociali, come il manifestarsi di particolari eventi stressanti o situazioni di vita traumatiche.

Il disturbo d’ansia generalizzato può presentarsi come problema isolato, ma spesso si associa alla presenza di ripetute visite e rassicurazioni mediche (compreso l’uso di farmaci), altri disturbi d’ansia, calo dell’umore, condizioni fisiche associate allo stress (colon irritabile, emicrania cronica, contratture muscolari…).

L’ansia (la paura, il timore, la preoccupazione), come le altre emozioni, è costituita da tre componenti: una parte fisiologica, una parte cognitiva e una parte comportamentale. In altre parole l’ansia è caratterizzata da particolari modificazioni a livello corporeo, da particolari stili di pensiero e da particolari comportamenti e azioni.

A livello fisiologico, l’ansia si accompagna ad un’attivazione del sistema nervoso autonomo (aumento del battito cardiaco, della frequenza del respiro, della circolazione sanguigna, riduzione della digestione, ecc..) che a livello evoluzionistico consente al nostro corpo di prepararsi “ad affrontare o scappare” dal potenziale pericolo. Queste manifestazioni non sono pericolose o nocive se provate limitatamente, ma possono portare a varie problematiche fisiologiche se protratte per lungo tempo (gastriti, coliti, contratture muscolari, dolori cervicali, emicranie…).

A livello cognitivo, l’ansia attiva una sorta di attenzione selettiva per gli aspetti minacciosi e ambigui di una situazione. Questo “restringimento” dell’attenzione comporta però la perdita di importanti informazioni, che potrebbero aiutare a disconfermare la pericolosità dell’evento. In particolare, le persone durante uno stato d’ansia sembrano attivare due meccanismi cognitivi, definiti “sovrastima delle probabilità” e “pensiero catastrofico”. Nel primo caso la persona tende a considerare l’evento come molto probabile (se non estremamente certo!), anche in assenza di reali prove. Nel secondo caso la persona tende a vedere l’evento come “intollerabile”, “ingestibile”, oltre le proprie capacità di padroneggiare la situazione.

A livello comportamentale, l’ansia attiva varie azioni che hanno lo scopo di ridurre lo stato di tensione e di alleviare il disagio. Il comportamento messo in atto più frequentemente per “gestire l’ansia” è l’evitamento: la persona evita luoghi o situazioni in cui pensa di poter divenire ansioso. Nel caso specifico dell’ansia generalizzata, le persone mettono in atto vari comportamenti di rassicurazione (che in alcuni casi possono diventare molto simili a delle “compulsioni”) come ad esempio telefonare spesso al partner o ai familiari per assicurarsi che stiano bene, rifiutare di ascoltare telegiornali o leggere la cronaca nera, pulire quotidianamente la casa, arrivare molto in anticipo agli appuntamenti, riguardare un compito o un lavoro per eccessive volte, rimandare un impegno, ricercare la perfezione nell’esecuzione di un’attività, ecc… Questi comportamenti tendono a ridurre l’ansia nel breve termine, ma mantengono il disturbo ansioso nel lungo termine, in quanto non consentono alla persona di verificare cosa succederebbe realmente se non fossero attuati.

La psicoterapia cognitivo comportamentale offre un trattamento basato su tutti e tre gli aspetti dell’ansia, in modo da ridurre le manifestazioni disfunzionali delle preoccupazioni su tutti i fronti.

Per modulare il livello fisiologico vengono presentate alcune forme di rilassamento e distensione muscolare. Per ridurre i comportamenti di rassicurazione ed evitamento vengono programmati compiti espositivi in immaginazione e dal vivo, in fase graduale. Per modificare le credenze ansiogene vengono eseguiti monitoraggi (e automonitoraggi) dei pensieri tramite appositi diari giornalieri e attuate strategie di ristrutturazione cognitiva tramite colloquio. 

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Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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