Sei al ristorante, al parco, in ufficio, al supermercato, nella piazza del paese, al mare sotto l'ombrellone, in casa sul divano… ti sembrava di stare abbastanza bene, quando all'improvviso, senti l'aria che inizia a mancare o il battito che accelera, oppure inizi a sudare freddo, alle volte arriva qualche capogiro, un senso di nausea o una percezione di estraneamento. Cerchi di allontanarti dalla situazione o chiedi aiuto, e nel frattempo ti assale il terrore che possa star succedendo proprio qualcosa di brutto. Starò per morire o avere un infarto?
La risposta? Con buona probabilità stai sperimentando un attacco di panico.
Per definizione l'attacco di panico consiste in un'improvvisa ondata di paura o disagio, durante la quale si sviluppano svariati sintomi fisici e/o cognitivi tra cui palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremore, formicolii, sensazione di mancanza d'aria o soffocamento, dolori al petto, nausee, sensazioni di instabilità o di svenimento, distacco dalla realtà, paura di morire, impazzire o perdere il controllo.
Differenza tra ansia e attacco di panico
Spesso ansia e panico vengono confusi, ma si tratta di esperienze ben distinte. Capire la differenza è il primo passo per uscirne.
L'ansia è anticipatoria: sappiamo già che una certa situazione ci metterà in difficoltà. Prima di un esame universitario, di un colloquio di lavoro, di una presentazione in pubblico, l'ansia sale progressivamente man mano che l'evento si avvicina. C'è una minaccia identificabile, anche se a volte è più simbolica che concreta, e la nostra mente e il nostro corpo si preparano ad affrontarla. Fastidioso, certo — ma almeno sappiamo da dove viene.
L'attacco di panico è diverso, almeno nelle prime manifestazioni: arriva all'improvviso, senza un pericolo esterno evidente. Sei sul divano, in fila alla cassa, a cena con gli amici — situazioni apparentemente neutre — e d'un tratto il corpo lancia un allarme di emergenza che la mente non sa spiegarsi. Questa incomprensibilità è proprio ciò che lo rende così spaventoso: se almeno sapessimo perché sta succedendo, sarebbe meno terrificante.
Con il tempo, e con il ripetersi degli episodi, la persona inizia ad associare il panico a certe situazioni o luoghi — e qui l'ansia anticipatoria entra in scena anche per il panico, creando un circolo vizioso da cui è difficile uscire da soli.
Perché vengono gli attacchi di panico: il circolo vizioso di Clark
Lo psicologo David Clark ha descritto con precisione il meccanismo che trasforma una normale sensazione di ansia in un attacco di panico. Capirlo è già, di per sé, terapeutico.
Tutto inizia con uno stimolo scatenante — un pensiero preoccupante, una sensazione fisica, un ricordo. Questo attiva l'ansia, che a sua volta produce sintomi fisici reali: il cuore accelera, il respiro si fa corto, magari le mani sudano. Fin qui, niente di insolito: è la normale risposta del sistema nervoso a una percezione di pericolo.
Il problema nasce quando la persona non riconosce questi sintomi come segnali d'ansia e li interpreta come segnali di pericolo di vita: “Il cuore batte forte — sto avendo un infarto. Manca il respiro — sto per svenire. Mi sento strana — sto impazzendo.” Questa interpretazione catastrofica amplifica ulteriormente l'ansia, che produce sintomi fisici ancora più intensi, che a loro volta alimentano la paura. Ed ecco il circolo:

La chiave è che il panico non è causato da un pericolo reale esterno, ma dalla paura dei propri sintomi fisici. Ed è per questo che evitare le situazioni in cui è già avvenuto un attacco non risolve il problema: la persona porta con sé il vero "pericolo", ovvero la propria interpretazione delle sensazioni corporee.
Molte persone, inoltre, mettono in atto comportamenti protettivi — avere sempre con sé gli ansiolitici, farsi accompagnare, evitare luoghi affollati — che nel breve termine riducono l'ansia ma a lungo termine la alimentano, perché impediscono di scoprire che "il pericolo" non si sarebbe concretizzato comunque.
Cosa fare durante un attacco di panico: la respirazione diaframmatica
Quando sei nel mezzo di un attacco di panico, il primo obiettivo non è capire perché sta succedendo — è ridurre l'intensità dei sintomi fisici per interrompere il circolo vizioso. Lo strumento più efficace e immediato è la respirazione diaframmatica.
Durante l'ansia intensa tendiamo a respirare in modo rapido e superficiale (toracico), il che abbassa i livelli di CO₂ nel sangue e paradossalmente peggiora sintomi come formicolii, senso di testa vuota e palpitazioni. La respirazione diaframmatica — lenta e profonda — inverte questo processo attivando il sistema nervoso parasimpatico, quello responsabile del rilassamento.
Come si fa:
- Metti una mano sul petto e una sull'addome. Durante la respirazione corretta, si muove l'addome, non il petto.
- Inspira lentamente dal naso contando mentalmente fino a 4, gonfiando l'addome.
- Trattieni il respiro per 1-2 secondi.
- Espira lentamente dalla bocca contando fino a 6, sgonfiando completamente l'addome.
- Ripeti per almeno 5-6 cicli.
L'espirazione più lunga dell'inspirazione è intenzionale: è quella che attiva il freno del sistema nervoso. Ricorda: non stai cercando di "non pensare" al panico, stai dando al corpo un segnale fisico concreto che il pericolo non c'è.
Importante: questa tecnica va esercitata quando si sta bene, non solo durante la crisi. Più la pratichi nei momenti di calma, più diventa automatica quando ne hai davvero bisogno.
FAQ: Domande frequenti sugli attacchi di panico
Si può morire durante un attacco di panico?
No. Nonostante i sintomi siano molto spaventosi, un attacco di panico non è pericoloso per la vita. Il corpo sta reagendo a un falso allarme, non a un pericolo reale.
Quanto dura un attacco di panico?
In genere tra i 5 e i 20 minuti. Il picco di intensità si raggiunge solitamente entro i primi 10 minuti, dopodiché i sintomi si attenuano. Anche quando sembra non finire mai, finisce sempre.
Gli attacchi di panico si curano senza farmaci?
In molti casi sì. La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è il trattamento più efficace e validato scientificamente per il disturbo di panico, anche senza l'uso di farmaci (sebbene alcune situazioni specifiche possano beneficiare dell’associazione CBT + farmacoterapia). La psicoterapia agisce modificando il modo in cui la mente interpreta i segnali corporei — interrompendo alla radice il circolo vizioso descritto sopra.
Quando rivolgersi a uno/a psicoterapeuta
Un episodio isolato di panico, per quanto spaventoso, non necessariamente richiede un intervento professionale. Ma ci sono segnali che indicano che è il momento di chiedere aiuto:
- Gli attacchi si ripetono nel tempo, anche a distanza di settimane.
- Hai iniziato a evitare luoghi, situazioni o attività per paura che il panico si ripresenti.
- Vivi con un'ansia di fondo costante, nell'attesa del prossimo episodio.
- Il panico sta limitando la tua vita quotidiana, lavorativa o relazionale.
Se ti riconosci in uno o più di questi punti, sappi che il disturbo di panico risponde molto bene alla psicoterapia. Non è necessario "imparare a conviverci" — si può superare.
Se gli attacchi di panico si ripetono o stai iniziando a evitare situazioni per paura che tornino, chiedi aiuto.
Se vuoi, offro un servizio di consulenza psicologica online; prenota un appuntamento scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Leggi la pagina Ansia e attacchi di panico per capire come la psicoterapia cognitivo comportamentale può essere d'aiuto in queste situazioni.
Articolo scritto da
Dott.ssa Chiara Francesconi
Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, si occupa di disturbi alimentari, disturbi d'ansia e schema therapy. Iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Marche n°2234. Offre percorsi di psicoterapia online tramite videochiamata.
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