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Che cos'è il perfezionismo e quando diventa pericoloso per il benessere mentale.

Il perfezionismo “clinico” o patologico, ossia quello legato alla patologia, racchiude in sé i seguenti elementi:

  • Standard personali eccessivamente elevati.
  • Elevata critica nei confronti delle proprie prestazioni, tanto che i successi vengono spesso sottostimati.
  • Pensiero in “bianco e nero”: o si raggiunge l’obiettivo o è tutto un fallimento (i piccoli traguardi non contano).
  • Attenzione e controllo eccessivo ai dettagli e alle regole, al fine di prevenire l’errore.

Come emerge dallo schema riassuntivo, il timore dell’errore è un elemento chiave del perfezionista: le reazioni di fronte all’errore sono estreme ed ipercritiche. L’esecuzione di compiti e attività è fortemente influenzata dalla paura di fallire, piuttosto che dal piacere di fare ed esprimersi. Alcune volte i perfezionisti possono arrivare ad evitare situazioni in cui temono di risultare “insufficienti” o non all’altezza, seguendo l’idea “meglio evitare il possibile fallimento che né tentare di raggiungere un traguardo”.

I dubbi sulle proprie azioni e l’incertezza sulle proprie capacità portano spesso a ricercare un’eccessiva organizzazione, manifestando una tendenza ad essere rigidi e esigenti.

Nel corso delle ricerche e delle esperienze cliniche sono stati individuate 3 tipologie di perfezionismo, che possono manifestarsi separatamente o in congiunzione:

  1. Perfezionismo auto-orientato: che riflette la tendenza ad imporsi standard elevati e ad essere particolarmente critici e severi con se stessi.
  2. Perfezionismo orientato verso l’altro: caratterizzato dalla tendenza a definire standard elevati per gli altri, con valutazioni esigenti e rigorose rivolte alla prestazione altrui.
  3. Perfezionismo socialmente prescritto: indica la tendenza a credere che gli altri nutrano aspettative elevate nei loro riguardi e rispetto alle loro prestazioni, e giudicheranno negativamente l’eventuale fallimento.

Perfezionismo quanto mi costi? Valutare se stessi in queste modalità risulta disfunzionale, e quindi fonte si sofferenza, per vari motivi.

In primis, in alcune aree di vita o per alcuni aspetti del sé è difficile raggiungere il completo successo, soprattutto per una mancanza di definizione ben precisa, oggettiva di cosa è il successo in quel dato ambito. Si pensi all’aspetto fisico, alla magrezza, allo sport. Come si fa a dire di aver raggiunto la forma fisica perfetta o la performance perfetta? Ci saranno sempre ulteriori traguardi, sempre più elevati, e questo comporta una continua ricerca di eccellenza e frustrazione nel mancato raggiungimento.

In secondo luogo, la focalizzazione sul raggiungimento di alti obiettivi, preclude inevitabilmente l’impegno su altri fronti, rischiando così di ridurre gli interessi dell’individuo e di marginalizzare alcuni ambiti importanti di vita (ad es. concentrazione sul lavoro a discapito delle relazioni sociali, o sullo sport a discapito degli svaghi).

Inoltre, la ricerca del perfezionismo può portare allo sviluppo di alcuni disturbi psicologici. In particolare si riscontra una forte associazione tra perfezionismo patologico e:

  • Depressione (soprattutto legata al mancato raggiungimento di standard e alla svalutazione eccessiva delle proprie capacità)
  • Disturbo ossessivo compulsivo (legato in particolare alla minuziosa ricerca dei particolari, all’ordine e alle rimuginazioni sulle azioni più idonee da intraprendere)
  • Disturbi dell’alimentazione (gli standard elevati possono infatti riguardare anche l’aspetto esteriore e la fisicità, o l’eccessivo controllo ad una “sana” alimentazione).
  • Disturbi d’ansia e fobia sociale (la preoccupazione appare essere l’emozione principale che sottende questi aspetti. E’ quindi molto probabile trovarsi di fronte a soggetti particolarmente ansiosi e timorosi).
  • Un altro costo del perfezionismo, che però si manifesta a livello sociale, è il risvolto di questi atteggiamenti rigidi ed esigenti: le persone perfezioniste possono essere considerate fredde, arroganti, estremamente razionali, poco emotive e spontanee. Ciò può causare isolamento e mancanza di rapporti interpersonali stabili e significativi.

 

 

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Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

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