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Il timore di arrossire

A chi non è capitato? Nel bel mezzo di una conversazione, quando si tocca un argomento delicato; quando abbiamo l’impressione di essere attaccati o derisi; se ci troviamo a parlare con persone il cui giudizio per noi ha molta importanza. All’improvviso sentiamo un’ondata di calore che sale verso il viso, e sappiamo di essere diventati di un bel rosso acceso…

Sebbene l’arrossamento possa verificarsi per moltissimi motivi (sforzo fisico, caldo, febbre, effetto dell’alcool), alcuni sono legati all’attivazione emotiva. In particolar modo ci possiamo “scaldare” per un momento di rabbia o ancor più comunemente per timidezza e vergogna; proprio come nei casi sopra citati.

 

Mentre si fa poco caso e si trascura il rossore che si manifesta sul volto dopo una lunga corsa, l’avvertire la “vampata” che sale sulle gote mentre stiamo parlando con una persona ci getta, a volte, nel panico. Come mai?

La paura di arrossire, spesso sintomo di ansia sociale, deriva principalmente dal timore del giudizio altrui. Il fatto di sentirsi sotto osservazione – e quindi anche giudicati – dagli altri, porta a vivere il rossore come segno di debolezza, di inferiorità, di insicurezza. Arrossire diventa l’equivalente di fare una brutta figura e di essere derisi.

Le radici del fenomeno si trovano però più a monte, nella scarsa autostima e nell’importanza eccessiva che viene attribuita all’immagine che si dà; aspetti spesso “ereditati” o sviluppati nel corso della vita, legati a vicende personali e/o familiari che hanno influito nella costruzione del proprio Sé.

Ciò che finisce col mantenere ed aggravare il problema, è la costante ricerca di metodi per evitare di mostrare il rossore (come girarsi da un’altra parte, sviare l’attenzione dell’altro su qualche cosa presente nell’ambiente, soffiarsi il naso per coprirsi il volto..), che a volte smorzano l’ansia, ma in alcuni casi possono peggiorare la situazione, in quanto alcuni di questi comportamenti potrebbero essere considerati “bizzarri” se effettuati ripetutamente o fuori contesto, e quindi portare effettivamente gli altri a giudicarci come strani o ansiosi.

Ancor peggio è il ricorso agli evitamenti veri e propri delle situazioni che potrebbero causare imbarazzo e quindi rossore, i quali comportano immancabilmente una limitazione delle attività quotidiane e la riduzione della qualità di vita.

Il miglior modo per sconfiggere il circolo vizioso dell’ansia sociale e del timore di arrossire, è lavorare sulla propria autostima, oltre che sui significati personali che stanno alla base del rossore. Il percorso può essere impegnativo e tortuoso, specialmente se il problema è presente da molto tempo. Tuttavia la terapia cognitivo comportamentale si è dimostrata particolarmente efficace, anche in tempi medio-brevi, nel trattamento di questa problematica.  

 

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Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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