Dott.ssa Chiara Francesconi

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Il gioco simbolico: "facciamo finta di..."

Dall'età di 2 anni circa, i bambini iniziano a rappresentarsi mentalmente i vissuti reali, e successivamente anche i vissuti fantastici. Il piccolo è in grado di replicare mentalmente qualcosa che ha visto e osservato in precedenza nel suo ambiente. Tali rappresentazioni prendono vita attraverso il “far finta” e l'utilizzo di oggetti rivestiti di un particolare significato: è da qui che una scarpa diventa la cornetta del telefono, che lo sgabello si trasforma nel sedile di un auto, che una scopa diventa un cavallo al trotto e così via... I bambini diventano quindi in grado di riprodurre ciò che appare nel mondo reale attraverso la simbolizzazione e l'imitazione.
Si potrebbe definire il gioco simbolico come la capacità di rappresentare mediante simboli, nomi e suoni qualcosa che non è presente in quel momento.

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Il cesto dei tesori: giocare con i 5 sensi.

Il cesto dei tesori è un'attività di gioco e di stimolazione sensoriale ideata e sperimentata dalla psicopedagogista Elinor Goldschmied per bambini da 6 a 12 mesi circa, e attualmente adottata in molti asili nido. E' tuttavia una proposta educativa facilmente realizzabile anche in casa.

Il cesto dei tesori si basa sul presupposto che a quest'età i piccoli iniziano a stare seduti con maggior stabilità, traggono piacere e curiosità dall'afferrare oggetti e tenere cose in mano.. e anche al portarsele in bocca. In altre parole iniziano ad esplorare il mondo: e quale strumento migliore se non fornirgli materiali stimolanti, appartenenti al mondo reale e al loro ambiente, per soddisfare la loro curiosità e conoscenza.

I bambini sono attratti istintivamente dalle cose che li circondano e che vedono, ma spesso non riescono o non possono toccarle (perché non adatte o sicure, e quindi tenute a distanza dal loro raggio di azione!). Apportando piccole modifiche agli oggetti della vita quotidiana è però possibile consentire loro questa importante ed appagante esperienza sensoriale e di scoperta.

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Iper criticismo e problemi psicologici: quando i rimproveri diventano dannosi e diseducativi

Con il termine criticismo si intende un atteggiamento di rimprovero ripetitivo e pervasivo, in cui chi rimprovera mostra il proprio disappunto o disapprovazione a qualcuno, in modo che questi possa correggere il suo errore o ravvedersi. Il rimprovero presuppone una valutazione negativa di un comportamento o atteggiamento, che viene ritenuto sbagliato e non dovrebbe esistere (non dovrebbe presentarsi, manifestarsi). La critica o rimprovero sembra quindi ad essere guidata dal rispetto di una “norma” che può essere vista come prestabilita e “universale” e non come una preferenza personale.

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Il circolo della sicurezza e lo sviluppo dello stile di attaccamento.

L’essere umano è un animale sociale. Il bisogno di relazione è una delle necessità fondamentali, che guida e motiva le persone per tutta la vita, influenzando notevolmente il benessere e la qualità di vita.

Gli esseri umani, fin da piccolissimi, sviluppano diversi “sistemi relazionali” detti anche “sistemi motivazionali”, ossia insiemi di azioni, pensieri ed emozioni, che gli consentono di relazionarsi agli altri per soddisfare alcuni dei bisogni più importanti.

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I problemi emotivi e psicologici in bambini e adolescenti.

 Non solo gli adulti, ma anche i bambini e gli adolescenti possono andare incontro a problematiche emotive e psicologiche, riguardanti vari aspetti della loro quotidianità, e di conseguenza possono beneficiare di interventi di approccio cognitivo comportamentale. 

E’ possibile fare una rapida panoramica delle difficoltà più comunemente riportate per le diverse fasce di età:

Età infantile (6 -10 anni). In questo periodo il bambino inizia a padroneggiare molte abilità motorie e alcuni aspetti di autonomia. Si presenta una sempre più prolungata separazione dai genitori e da casa, per via degli impegni scolastici. Questa è anche l'età in cui i bambini cominciano a praticare giochi e attività sportive, e insorge il confronto e il paragone con gli altri. Le criticità che emergono possono quindi riguardare paure irrazionali, fobie, separazione dai genitori, ansia sociale legata alle prime interazioni con i coetanei e timore del rifiuto, ansia prestazionale legata ai risultati scolastici.

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Il rifiuto della scuola

La scuola può essere un luogo stimolante, un campo di allenamento di nuove abilità e di apprendimento di conoscenza, utile per imparare ma anche per sperimentare nuovi aspetti della vita e di sé stessi. Tuttavia, non è raro che le famiglie debbano affrontare periodi di rifiuto scolare. Tale problematica può incidere significativamente sul benessere del bambino, attuale e futuro, e sul funzionamento familiare.

Il “comportamento di rifiuto scolare” raggruppa un vario insieme di atteggiamenti che il bambino/ragazzo può adottare nei confronti della scuola, che possono andare dall’assenteismo vero e proprio alla frequentazione della scuola, in maniera più o meno regolare, ma vissuta con forte disagio. Tale problematica può pertanto manifestarsi con modalità esternalizzanti (comportamenti aggressivi, violenti, iperattivi…) o internalizzanti (manifestazione di ansia, tristezza, ritiro sociale, lamentele fisiche…).

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Riferimenti terapeutici

Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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