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Regole alimentari, dieta e mindful eating: come perdere peso tornando ad ascoltare il corpo.

Il concetto di flessibilità è il punto chiave della mindful eating. Imparare ad affidarsi alle propria saggezza interiore, tuttavia, può essere complesso per coloro che non sono a proprio agio e non hanno fiducia del proprio corpo. Tra questi rientrano le persone “cronicamente a dieta”, le quali si sentono più propense a seguire chiare regole sul “cosa e quando” mangiare. 

Esiste un solo modo corretto di mangiare: quello consapevole.

Per insegnare in maniera efficace tale pratica alimentare, occorre affrontare l’equivoco, educando le persone su come le rigide regole alimentari aumentino il rischio di abbuffate e insoddisfazione corporea. 

 

Le regole alimentari sono apprese nel corso di vita, tramite la famiglia, i coetanei e la cultura. Prima che le regole trasformino la loro relazione con il cibo, i bambini si nutrono soltanto in base al proprio appetito e ai propri bisogni nutrizionali. Ad esempio, i neonati modificano la quantità di latte bevuta, in base al suo contenuto calorico. E ancora, i bambini consumano un livello calorico settimanale prevedibile, nonostante le grandi variazioni nelle porzioni dei pasti. Inoltre, i fanciulli di sei anni mangiano più frutta e verdura se lasciati liberi di decidere quanta ne desiderano (Birch et al. 1991; Kroller & Warschburger 2008).

Tuttavia, crescendo, imparano a porre meno attenzione ai segnali provenienti dal loro corpo: ad esempio, possono mangiare anche se non hanno realmente fame, se incoraggiati a mostrare apprezzamento per il cibo preparato dalla nonna o istruiti a terminare tutto il piatto.

All’età di tre anni e mezzo, i bambini mangiano la stessa quantità di cibo a prescindere da quanto gliene viene servito, mentre attorno ai 5 anni il consumo aumenta in maniera costante con le dimensioni della porzione (Rolls et al. 2000), indicano la maggior vulnerabilità agli stimoli ambientali legati all’alimentazione.

Alle volte, forse come risultato delle ansie genitoriali sul peso, ai piccoli può essere vietata una seconda porzione quando hanno fame, e ciò riduce le loro capacità di percepire e adeguarsi ai segnali del loro corpo. È tra i 6 e i 9 anni che le ragazzine diventano più inclini a mangiare quando non hanno fame (Birch et al.2003). Le restrizioni alimentari imposte sembrano generare la propensione all’uso del cibo come mezzo di conforto e quindi alla cosiddetta “fame emotiva”. I limiti e/o divieti alimentari producono anche una preferenza insolita per il cibo proibito, che porta a mangiarne in eccesso quando disponibile (Fisher e Birch 1999). 

Man mano che i bambini diventano adolescenti, la pressione culturale alla magrezza li porta a interiorizzare la necessità di regole e limitazioni alimentari. Eppure le diete non comportano una perdita di peso duratura, nella maggior parte dei casi. Per contro, invece, accentuano la perdita di contatto con il proprio corpo e le sensazioni interiori. 

Il conseguente ciclo di fame-abbuffata è un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di disturbi alimentari più conclamati e indubbiamente per l’aumento di peso

Una possibile soluzione al problema del sovrappeso e dei fisici “yo-yo” è quella di passare da una visione del corpo “ornamentale” ad una strumentale: imparare ad apprezzare il corpo per ciò che è e per ciò che è in grado di fare, e ridurre la pressione nel volersi modificare. Questo passaggio dà modo di esplorare in maniera consapevole la fame e la sazietà e l’immagine del corpo. 

Riacquistare tale ascolto interiore ci riporta al modo in cui mangiavamo prima che le influenze esterne mettessero a tacere la nostra fiducia nei nostri corpi. Il corpo è saggio.

Lasciar andare le regole può essere spaventoso ma può portare a nuova libertà e ad un miglior rapporto con alimentazione e corpo. 

 

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Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva - Fano/Lucrezia/Mondavio - Pesaro Urbino

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