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Che stress questo Stress!

Lo stress: la grande malattia che affligge il nostro secolo. Tutti ne parlano, tutti ci fanno i conti quotidianamente, nessuno sembra sfuggirne. Ma cosa sappiamo effettivamente di questo fenomeno?  

Il trasloco in una nuova città è da ritenersi fonte di stress? E un licenziamento in tronco causa più o meno disagio di un capo che vi urla costantemente in ufficio? Una perdita affettiva incide più o meno duramente sulla vita rispetto alla percezione di incapacità nel gestire famiglia, figli, lavoro, cane e gatto tutto insieme? Il vicino che vi assorda i timpani con la radio la domenica mattina è paragonabile al caotico e rumoroso traffico giornaliero? In realtà risposta non c'è. Tutte queste condizioni possono essere fonte di stress. In parte potrebbe non esserlo nessuna.

Dipende dal significato che diamo alle situazioni. Come direbbe Einstein “tutto è relativo”. O quasi.

 

Ma proviamo a chiarire in cosa consiste questa “relatività”.

Secondo la visione cognitivista, esistono due forme di stress: lo stress fisico e quello psicologico. La prima accezione si riferisce a condizioni che incidono direttamente sull’organismo e sui tessuti corporei. In altre parole situazioni in cui il corpo è sottoposto a stimoli, pressioni o sforzi oggettivi (come nel caso di lavori manuali pesanti, di rumori forti e prolungati, di eccessiva attività fisica).

Con il concetto di stress psicologico si intendono tutte quelle circostanze che scatenano una reazione individuale in base alla valutazione cognitiva dell’evento. Ossia, un determinato stimolo acquisirà valore stressante a seconda degli individui, delle loro esperienze passate e della loro genetica. Vengono quindi ad esistere rari stimoli giudicati universalmente stressanti, mentre la maggior parte degli eventi è suscettibile di ampie variazioni da un soggetto all’altro. In particolare, una situazione viene considerata stressante sulla base di tre caratteristiche: la sua entità oggettiva, il significato personale che riveste per il soggetto e la percezione di essere in grado di gestirla, detta autoefficacia percepita.

Inoltre, le situazioni prima citate non si differenziano tra loro solo per il fatto di poter essere ritenute più o meno stressanti a seconda degli individui, gli eventi stressanti possono essere classificati anche sulla base della loro durata in acuti o cronici. Tra gli eventi “acuti” rientrano tutti quei cambiamenti nell’ambiente sociale o personale del soggetto che hanno una durata limitata e definita nel tempo, per cui il soggetto sperimenta un forte disagio immediato seguito da un recupero abbastanza rapido al cessare dell’evento stesso. Tra gli stress “cronici” si trovano invece tutte le circostanze di vita che incidono sul nostro benessere “sottosoglia” ma costantemente. In questo caso l’emergere della sofferenza è graduale, ma al tempo stesso anche il decorso è prolungato nel tempo e la risoluzione non è prevedibile a priori.

Le conseguenze dello stress sono varie e di diversa entità.

Da un punto di vista prestazionale, una moderata dose di stress sembra essere positiva. Serve ad attivare le giuste risorse per portare a termine determinati compiti. Tuttavia oltre una certa soglia, gli stimoli stressanti compromettono le prestazioni comportando un aumento di disabilità.

Da un punto di vista fisiologico invece, il recente sviluppo del ramo della psicosomatica ha permesso di collegare varie situazioni stressanti alla comparsa di determinati disturbi fisici. La costante attivazione dell’organismo provocata dallo stress (sia esso fisico o psicologico) sembra comportare danneggiamenti a livello cardiovascolare (tachicardie, aritmie, ipertensione, cardiopatie), gastrointestinale (gastrite, colite, ulcera), respiratorio (asma bronchiale), dermatologico (acne, dermatite atopica) e muscolo-scheletrico (cefalea tensiva, fibromialgia, artrite, crampi muscolari).

A livello comportamentale, le situazioni (soprattutto croniche) di stress portano all’insorgere di brutti vizi o abitudini quotidiane come l’aumento del consumo di caffè, sigarette e alcool, il salto di pasti seguiti da abbuffate ad orari improbabili, insonnia o eccessivo bisogno di dormire, incapacità di concentrarsi e prendere decisioni, eccessive assenze dal lavoro.

Infine, ma di fondamentale importanza, da una visione prettamente psicologica, il confronto con un evento stressante può provocare diversi tipi di reazione emotiva. Il termine stress non deve essere soltanto collegato all’ansia, anche se certamente essa si manifesta nella maggior parte dei casi. Tuttavia va tenuto conto che di fronte ad un evento si possono esperire anche sentimenti di tristezza, sintomi depressivi, manifestazioni ossessive, sensazioni di distacco ed isolamento, irritabilità eccessiva, sviluppo di fobie.

Come affrontare allora quelli che vengono ritenuti eventi stressanti e fonte di disagio emotivo e fisico?

Per livelli medio – lievi di stress, una possibile soluzione è l’apprendimento di alcune tecniche di rilassamento, che potranno poi essere messe in atto anche autonomamente a casa. Attraverso questi momenti di isolamento e tranquillità è possibile prendere la giusta distanza da alcune situazioni critiche per poterle affrontare successivamente con maggiore efficacia.

Se la sofferenza è più profonda potrebbe invece essere indicato un percorso psicologico o psicoterapeutico mirato ed approfondito. In questo caso affidarsi ad una terapia cognitivo comportamentale, che lavora proprio su pensieri, cognizioni ed emozioni associate ad essi, dà spesso buoni risultati, in tempi piuttosto brevi. 

 

Riferimenti:

Biondi M, Pancheri P (1999). Lo stress, in Trattato italiano di psichiatria, Masson, Milano.

Fava GA, Sonino N (2010). Psychosomatic medicine, in Int J Clin Pract.

 

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Schema Therapy, Teoria dell'Attaccamento, Circle of Security, Mindfulness, Alleanza Terapeutica, Psicoeducazione.

Autori: J.Young, J.Bowlby, Jon Kabat Zinn, G. Liotti, Aaron Beck & Albert Ellis

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